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Ceuta, il crollo della frontiera che mette in crisi Sánchez e Schengen

Nel maggio 2021 un afflusso improvviso di circa ottomila persone verso Ceuta aveva già mostrato quanto la frontiera spagnola in Nord Africa possa trasformarsi in leva diplomatica nelle mani di Rabat. A distanza di cinque anni lo scenario si è ripetuto su scala molto più ampia, osserva Chatham House in un’analisi firmata da Jon Wallace.

Il 30 luglio il confine tra il Marocco e l’enclave spagnola di Ceuta è di fatto collassato: le autorità spagnole stimano tra decine di migliaia e circa 50.000 gli attraversamenti in 24 ore, a fronte di una popolazione cittadina di circa 85.000 abitanti. Sono almeno 57 le persone morte, in quella che l’articolo definisce anche una crisi umanitaria. Madrid ha schierato le forze armate a supporto della Guardia Civil e il premier Pedro Sánchez si è recato sul posto.

Diversi governi europei hanno evocato la sospensione dell’accordo di Schengen o l’esclusione della Spagna dall’area. Venerdì l’Italia ha disposto unilateralmente la chiusura delle proprie frontiere marittime e aeree con la Spagna, mentre Giorgia Meloni ha proposto la sospensione spagnola da Schengen. Anche la Finlandia ha appoggiato la linea italiana, pur non condividendo alcun confine terrestre con la Spagna.

Sul piano delle responsabilità, molti in Spagna puntano il dito contro il governo marocchino, che non ha mai ammesso pubblicamente di utilizzare la leva migratoria come strumento di pressione su Madrid; fonti governative marocchine hanno parlato di «organizzazioni criminali», linguaggio ripreso anche da Sánchez. Secondo chi accusa Rabat, gli afflussi verso Ceuta e Melilla tendono a manifestarsi quando il Marocco vuole ricordare a Madrid l’importanza delle buone relazioni bilaterali, per poi rientrare una volta ottenuto l’effetto voluto. Nel 2021 la crisi era esplosa dopo l’ammissione in Spagna, per cure mediche, del leader del Fronte Polisario Brahim Ghali; nel giro di pochi mesi Madrid abbandonò la propria posizione storica sul Sahara Occidentale, allineandosi al piano di autonomia marocchino.

L’episodio arriva inoltre pochi giorni dopo un disgelo nelle relazioni tra Spagna e Algeria, culminato nella visita di Sánchez ad Algeri il 20 luglio e in discussioni sull’aumento delle forniture di gas tramite il gasdotto Medgaz, che bypassa il territorio marocchino.

Sul piano interno, la crisi si inserisce in un contesto politico già fragile per Sánchez, con la tenuta parlamentare condizionata dal sostegno catalano e con Junts sorpassato nei sondaggi regionali dal partito di destra radicale Aliança Catalana. Il leader del Partido Popular, Alberto Núñez Feijóo, ha definito Ceuta una crisi di sicurezza nazionale, mentre Santiago Abascal, di Vox, ha attribuito la responsabilità al recente piano di regolarizzazione di migranti irregolari varato da Sánchez a giugno.

Chatham House richiama la risposta europea del 2021, quando la Commissione riconobbe la frontiera di Ceuta come confine europeo e la violazione come attacco alla sovranità congiunta di Spagna e Unione europea: una linea che, secondo l’analisi, resta corretta anche oggi, mentre trattare l’episodio come un fallimento esclusivamente spagnolo rischierebbe di indebolire ulteriormente la coesione dell’Unione.

Il commento di GrNet.it

Quanto vale, in termini pratici, il principio per cui la frontiera di Ceuta è un confine europeo e non solo spagnolo? Nel 2021 quel principio guidò la risposta di Bruxelles; oggi la chiusura unilaterale delle frontiere italiane con la Spagna, decisa senza attendere un coordinamento comunitario, sembra andare nella direzione opposta. Per un paese come l’Italia, che sulla gestione dei flussi nel Mediterraneo centrale ha più volte invocato la stessa logica di responsabilità condivisa oggi negata a Madrid, la coerenza tra le richieste avanzate a Bruxelles e le scelte compiute in casi analoghi meriterebbe più attenzione. Resta poi da capire se la sospensione di Schengen evocata da più governi sia una misura difendibile sul piano tecnico o soprattutto un segnale politico rivolto agli elettorati nazionali.


Fonte: Chatham House · Pubblicato il 31 luglio 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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