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Il software che decide chi comanda la guerra digitale della NATO

Un vertice concluso con poche righe ma di sostanza: al summit NATO di Ankara gli alleati si sono impegnati a sviluppare droni, cloud da combattimento e modelli di intelligenza artificiale rendendoli interoperabili tra loro. Dietro questa formula sintetica, spiega Gustav Gressel in un’analisi per lo European Council on Foreign Relations (ECFR), si nasconde una questione che riguarda direttamente il futuro equilibrio di potere all’interno dell’Alleanza.

Il punto di partenza è l’esperienza ucraina. Secondo l’autore, gran parte dei successi sul campo ottenuti da Kyiv nel 2026 viene attribuita ai modelli di droni impiegati, mentre il vero fattore distintivo sarebbe Delta, il sistema di comando e controllo ucraino. A differenza degli equivalenti europei, Delta offre un’unica architettura digitale capace di integrare sensori, armi e unità di qualunque ramo delle forze armate e di qualsiasi produttore, coordinando in tempi rapidi artiglieria, attacchi con droni, difesa aerea ed evacuazione dei feriti.

Le forze armate europee restano invece frammentate: paesi diversi, e spesso rami diversi delle stesse forze armate nazionali, usano sistemi di comando incompatibili tra loro, basati su software proprietari. Lo standard NATO Link 16, sviluppato negli anni Novanta, scambia solo informazioni già elaborate — posizioni amiche o bersagli confermati — scartando i segnali grezzi che, se combinati tra loro, potrebbero rivelare obiettivi altrimenti invisibili ai singoli sensori. I sistemi moderni come Delta superano questo limite digerendo enormi quantità di dati grezzi, da immagini di droni a intercettazioni elettroniche, ottenendo un livello di consapevolezza situazionale un tempo riservato alle grandi potenze dotate di costellazioni satellitari e flotte di velivoli da ricognizione.

Il nodo, per Gressel, riguarda chi definirà gli standard comuni necessari a questa interoperabilità. Washington, osserva l’autore, predilige naturalmente l’adozione di standard e software americani in tutta l’Alleanza. L’esempio citato è la Government Reference Architecture (GRA), il software statunitense per l’integrazione dei droni presentato come open source ma di fatto gestito dall’Aeronautica militare americana, che ne controlla aggiornamenti e distribuzione: secondo sviluppatori di due aziende europee produttrici di droni, intervistati dall’autore tra maggio e luglio 2026, parti sostanziali del codice sorgente non vengono condivise con i partner europei.

A complicare il quadro intervengono le International Traffic in Arms Regulations (ITAR) statunitensi, che potrebbero limitare le esportazioni di sistemi europei costruiti sulla GRA. Gressel richiama il precedente dei missili Storm Shadow/SCALP forniti dal Regno Unito e dalla Francia all’Ucraina, il cui utilizzo contro il territorio russo fu inizialmente vietato perché il software di pianificazione della missione era soggetto ad approvazione americana.

La proposta dell’ECFR è un’architettura realmente aperta, con codice sorgente trasparente a tutti i governi partecipanti e gestione affidata a un’autorità multinazionale indipendente, sul modello della Linux Foundation. Se Washington non accettasse questa impostazione, conclude l’autore, l’Unione europea insieme a Canada, Norvegia, Regno Unito e Ucraina dovrebbe costruire un’architettura parallela: costosa, ma meno onerosa della rinuncia al controllo sul software che sostiene la potenza militare.

Il commento di GrNet.it

Che cosa resterebbe della sovranità operativa di un esercito europeo se il codice sorgente del proprio sistema di comando e controllo restasse custodito a Washington? Il precedente dei missili Storm Shadow, bloccati sul territorio russo per un vincolo ITAR sul software di pianificazione, risponde in modo netto: anche armi acquistate e pagate possono restare condizionate da un’autorizzazione esterna. Per un paese come l’Italia, che sta investendo su droni e piattaforme non pilotate senza però disporre di un equivalente nazionale del sistema Delta ucraino, la questione non è astratta: riguarda la libertà di impiego futura dei propri assetti in scenari che Washington potrebbe non condividere. L’ipotesi di un’architettura alternativa a guida europea resta però un cantiere lungo, che richiederebbe una convergenza industriale tra paesi europei finora mai raggiunta su sistemi C2.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 29 luglio 2026

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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