Bulgaria tra Washington e Bruxelles: la doppia postura di Radev

Secondo un’analisi di Maria Simeonova e Vessela Tcherneva pubblicata dallo European Council on Foreign Relations (ECFR), la Bulgaria sta seguendo sotto la presidenza di Rumen Radev una linea di politica estera sempre più incoerente, sospesa tra l’allontanamento dagli impegni europei e il rafforzamento della cooperazione militare con gli Stati Uniti.
Il caso più recente riguarda l’accordo con cui Sofia ha acconsentito a ospitare fino a otto aerei cisterna statunitensi presso la base militare di Bezmer, a sostegno delle operazioni americane in Medio Oriente. La decisione arriva a pochi giorni dal ritiro della Bulgaria dalla coalizione europea dei volenterosi (coalition of the willing) a favore dell’Ucraina, motivato da Radev con l’argomento che il sostegno militare prolungherebbe soltanto il conflitto e che il paese non disporrebbe delle risorse necessarie per contribuire.
Il primo ministro ha scelto di sottoporre la decisione su Bezmer al voto del parlamento, una scelta che gli autori leggono come un modo per distribuire la responsabilità politica e limitare l’esposizione diretta. In questo modo Radev punterebbe a preservare le garanzie di sicurezza statunitensi senza vincolare pienamente la Bulgaria all’architettura di sicurezza europea in via di consolidamento, nonostante precedenti voti parlamentari in senso opposto.
Il rapporto sottolinea come questa impostazione contrasti con il sentimento prevalente nella società bulgara, descritta come tendenzialmente filoeuropea e critica verso Washington. Radev starebbe invece tentando di bilanciare due quadri di sicurezza concorrenti senza dare sufficiente peso agli interessi europei.
Gli autori collocano questa vicenda in un contesto più ampio: mentre l’amministrazione Trump conduce la propria politica estera attraverso la logica del negoziato bilaterale, alcuni governi europei sarebbero tentati di inseguire intese dirette con Washington invece di investire nell’unità europea, con il rischio di indebolire la difesa collettiva proprio nel momento in cui servirebbe maggiore coordinamento strategico.
Sul piano delle raccomandazioni, l’ECFR invita l’Unione europea a intervenire più attivamente presso il governo di Sofia, contrastando la strategia di ambiguità di Radev finché le condizioni politiche lo consentono, e a rafforzare gli incentivi alla partecipazione alle iniziative comuni di difesa, anche attraverso il Quadro finanziario pluriennale (MFF) e altri strumenti europei.
Il rapporto richiama inoltre la necessità di ridurre gli spazi di manovra per potenze esterne — Cina, Russia e Stati Uniti — capaci di sfruttare divisioni e debolezze istituzionali. Viene citato come esempio il lavoro bulgaro per rimuovere due oligarchi russi e il patriarca russo dal ventunesimo pacchetto di sanzioni dell’UE, segnalato come indizio della crescente influenza di Mosca sul governo di Sofia.
Il documento colloca la vicenda nel percorso politico di Radev dal maggio 2026: la mancata adesione all’accordo per il tribunale speciale sul crimine di aggressione contro l’Ucraina, l’assenza al vertice B9 di Bucarest a maggio, e i ritardi nella modernizzazione militare, incluse le incertezze sulla partnership con Rheinmetall. Per gli autori, la Bulgaria va trattata come un caso politico urgente e non come una causa persa, anche in vista delle elezioni europee del 2027.
Il commento di GrNet.it
L’analisi ECFR non approfondisce a sufficienza un aspetto che riguarda direttamente la credibilità della NATO sul fianco sud-orientale: una base come Bezmer, utile a Washington per operazioni fuori area, non equivale a un impegno bulgaro verso la difesa collettiva europea, e la distinzione tra logistica bilaterale e postura alleata rischia di sfumare agli occhi degli osservatori esterni. Per un pianificatore italiano il caso bulgaro offre un termine di paragone utile: la tentazione di cercare rassicurazioni dirette da Washington, bypassando i meccanismi europei, non è patrimonio esclusivo di Sofia. Resta da capire se l’ambiguità bulgara sia una scelta tattica temporanea o l’anticipazione di un modello più diffuso, alla vigilia di elezioni europee che potrebbero premiare governi meno inclini al coordinamento comune. Il tema della vulnerabilità agli interessi russi, qui documentato attraverso il caso delle sanzioni, meriterebbe inoltre un confronto con situazioni analoghe in altri stati membri del fianco orientale e meridionale.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 23 luglio 2026




