Rivolta nel carcere di Benevento, devastato un intero reparto

Ieri pomeriggio detenuti della sezione G1 hanno distrutto arredi e infrastrutture. Intervento della Polizia Penitenziaria ha ripristinato l’ordine
Benevento, 3 agosto 2026 – Una violenta rivolta è esplosa ieri pomeriggio nella Casa circondariale di Benevento, dove un gruppo di detenuti della sezione G1 del quarto piano ha devastato l’intero reparto. L’Amministrazione Penitenziaria ha dovuto preallertare il Gruppo di Intervento Regionale (GIR) della Polizia Penitenziaria di Napoli per ripristinare l’ordine e la sicurezza.
Secondo il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), i rivoltosi hanno trasformato la sezione in un campo di devastazione: distrutti sanitari, letti, tavoli, frigoriferi, arredi e attrezzature della palestra, infranti i vetri delle aree comuni, allagati i corridoi. Sono state realizzate barricate con mobili e suppellettili per impedire l’accesso del personale, e vi sarebbe stato anche il tentativo di abbattere alcune pareti del reparto.
Il confronto avviato attraverso un negoziatore della Polizia Penitenziaria è stato fondamentale per riportare la situazione sotto controllo dopo una lunga e complessa trattativa. Sei detenuti sono stati immediatamente trasferiti in altri istituti, mentre ulteriori trasferimenti sono stati predisposti nelle ore successive.
«Ancora una volta sono stati il coraggio, la professionalità e il sangue freddo della Polizia Penitenziaria ad impedire che una vera e propria insurrezione degenerasse in tragedia», ha dichiarato Giuseppe Cimino, Segretario Nazionale del SAPPE. «È inaccettabile che pochi facinorosi possano devastare un intero reparto e mettere sotto scacco un istituto dello Stato».
Donato Capece, Segretario Generale del SAPPE, ha definito l’accaduto «l’ennesima dimostrazione che il sistema penitenziario italiano sta rischiando di perdere progressivamente il controllo di interi reparti e sezioni detentive». Il sindacato denuncia sovraffollamento, carenza cronica di personale e insufficienza degli strumenti operativi come fattori che trasformano molte carceri in «vere polveriere».



