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X come strumento di interferenza: l’ECFR propone rimedi strutturali contro Musk

Secondo un’analisi pubblicata dall’European Council on Foreign Relations (ECFR) a firma di José Ignacio Torreblanca, la piattaforma X rappresenta oggi uno strumento attivo di destabilizzazione delle democrazie europee, gestito dal suo proprietario Elon Musk in modo sistematico e deliberato. Il testo non si limita a descrivere il fenomeno: avanza proposte concrete fondate sul diritto vigente dell’Unione europea.

Il quadro documentato dall’autore è articolato per paese. Nel Regno Unito, Musk ha definito il primo ministro «un criminale», ha sostenuto un partito di estrema destra e ha amplificato ai suoi 240 milioni di follower statistiche false su presunte violenze di massa commesse da migranti. In Germania, prima delle elezioni federali del febbraio 2025, ha promosso l’Alternative für Deutschland e diffuso una citazione fabricata sull’interferenza elettorale dell’UE, che ha raggiunto 21 milioni di visualizzazioni. In Spagna, quando il premier Pedro Sánchez ha proposto limitazioni all’accesso dei minori ai social media, Musk lo ha pubblicamente insultato. La media documentata è di quasi tre post al giorno con attacchi ai media.

Il nodo strutturale, secondo il ricercatore, è che Musk controlla simultaneamente la piattaforma e il meccanismo di distribuzione dei contenuti: un’analogia proposta nel testo è quella di un unico produttore che fabbrica tutti i televisori sul mercato, possiede l’unico canale trasmesso e usa entrambi per promuovere la propria agenda politica.

I rimedi indicati attingono al Digital Markets Act e al Digital Services Act, due strumenti già in vigore ma finora non applicati in questo senso. Il primo è la mandatory interoperability: l’obbligo per X di aprire a fornitori terzi, a condizioni eque e non discriminatorie, le connessioni, i contenuti e le relazioni tra follower che gli utenti hanno costruito nel tempo. In pratica, un utente potrebbe migrare verso un’altra piattaforma senza perdere il proprio pubblico. Il secondo è la mandatory algorithmic choice: l’obbligo di offrire agli utenti motori di raccomandazione alternativi a quello proprietario, sottraendo al proprietario della piattaforma il controllo esclusivo su ciò che i 557 milioni di utenti di X vedono e in quale ordine. Sviluppatori indipendenti, organizzazioni di fact-checking e gruppi della società civile potrebbero così proporre sistemi di curatela e moderazione alternativi, senza che l’utente debba abbandonare la piattaforma.

Il confronto con gli Stati Uniti è presentato come rivelatore. Nel 2024 Washington ha approvato il Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Applications Act (PAFACA), che ha imposto il trasferimento in mani americane dell’algoritmo di TikTok, di proprietà cinese. L’autore osserva che l’Europa si trova di fronte a una minaccia analoga — e per certi versi più diretta — proveniente da X, senza aver adottato misure equivalenti.

Il testo chiude auspicando una risposta coordinata tra Unione europea e Regno Unito, ancorata al diritto esistente e orientata a rimedi strutturali sulla piattaforma piuttosto che alla sola moderazione dei contenuti. La Commissione europea, si nota, ha costruito un’infrastruttura considerevole per contrastare la disinformazione di origine russa, ma ha mostrato una riluttanza marcata ad applicare lo stesso approccio alle interferenze di provenienza americana. L’asimmetria, secondo l’autore, è priva di giustificazione.

Il commento di GrNet.it

L’analisi trascura quasi del tutto la dimensione operativa della questione: chi dovrebbe verificare il rispetto tecnico degli obblighi di interoperabilità algoritmica, e con quali capacità di audit? Per l’Italia, che ospita una delle basi operative NATO più rilevanti del Mediterraneo e che è esposta a campagne di influenza documentate su più fronti, la distinzione tra moderazione dei contenuti e rimedi strutturali alla piattaforma non è accademica — riguarda la tenuta dell’ecosistema informativo in cui si formano le opinioni su temi di sicurezza nazionale. Vale poi la pena chiedersi se il parallelismo con PAFACA regga fino in fondo: quella legge americana ha operato su una piattaforma di proprietà straniera, mentre qui si tratta di imporre vincoli a un cittadino americano che controlla un’azienda privata americana, il che apre questioni di giurisdizione extraterritoriale che il testo non affronta. La proposta di coordinamento UK-UE è politicamente sensata, ma la sua fattibilità dipende da una convergenza regolatoria post-Brexit che finora ha prodotto risultati modesti.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 12 giugno 2026

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