Articolo 5 e leadership americana: l’Europa ridisegna la propria architettura di sicurezza
Secondo un’analisi dell’European Council on Foreign Relations (ECFR), l’architettura di sicurezza europea attraversa una fase di ridefinizione strutturale, accelerata dal riesame delle priorità globali da parte degli Stati Uniti e dalle crescenti incertezze sul futuro dell’impegno americano in seno alla NATO. Il tema è al centro del secondo episodio di Making Defence European Again, una serie podcast in quattro parti prodotta dall’ECFR.
La discussione coinvolge quattro ricercatori del think tank: Célia Bélin, responsabile dell’ufficio di Parigi; Jana Kobzová, co-direttrice del programma European Security; Marta Prochwicz Jazowska, vice-responsabile dell’ufficio di Varsavia; e Paweł Zerka, senior policy fellow. Il confronto ruota attorno alle implicazioni del riposizionamento militare americano, al futuro della difesa collettiva e alle risposte che i governi europei stanno elaborando in un contesto strategico instabile.
Uno dei nodi centrali del dibattito è il significato operativo e politico dell’Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, la clausola di difesa collettiva, in uno scenario in cui la disponibilità americana a onorarne i contenuti non è più data per scontata. I ricercatori esaminano come questa incertezza stia ridisegnando le priorità di bilancio e dottrinali di diversi paesi membri.
Particolare attenzione è dedicata al ruolo crescente degli stati dell’Europa orientale, con la Polonia citata esplicitamente come esempio di paese che ha assunto una funzione di primo piano nel rafforzamento della deterrenza sul fianco est dell’Alleanza. Il contributo di questi paesi viene letto non solo in termini di spesa per la difesa, ma anche come capacità di orientare il dibattito politico interno alla NATO.
Il podcast affronta anche le opportunità e i vincoli legati alla costruzione di un’architettura di sicurezza europea più autonoma. Gli autori non trattano l’autonomia strategica come un’alternativa alla cooperazione transatlantica, ma come un elemento complementare: rafforzare le capacità europee servirebbe a rendere l’Alleanza più equilibrata, riducendo la dipendenza da un singolo attore.
L’incertezza politica interna agli Stati Uniti è identificata come una variabile indipendente che i governi europei non possono controllare ma devono incorporare nella pianificazione. La serie Making Defence European Again è realizzata con il supporto parziale delle Open Society Foundations.
Il commento di GrNet.it
L’analisi trascura un elemento che per l’Italia ha peso concreto: la distinzione tra il piano della retorica sull’autonomia strategica europea e quello delle capacità effettivamente disponibili, in termini di proiezione di forza, logistica e comando integrato. Parlare di architettura di sicurezza europea più resiliente senza quantificare i deficit operativi rischia di produrre un dibattito autoreferenziale. Il caso polacco, citato come modello di deterrenza sul fianco est, è difficilmente replicabile nel Mediterraneo centrale, dove le minacce hanno natura diversa e la geometria degli impegni alleati è meno definita. Vale la pena chiedersi se Roma stia elaborando una posizione propria su come bilanciare il rafforzamento del pilastro europeo con il mantenimento di un rapporto bilaterale solido con Washington, o se si stia limitando a seguire il consenso emergente senza incidere sulla sua forma.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 1 luglio 2026




