La Germania riarma: come evitare che il potere militare europeo diventi fonte di tensione

Secondo un’analisi pubblicata dall’European Council on Foreign Relations (ECFR), la Germania si appresta a diventare la principale potenza militare convenzionale europea, con una spesa difensiva che già nel 2027 eguaglierà quella combinata di Francia e Regno Unito. Questo rappresenta una rottura radicale rispetto alla postura pacifista che Berlino ha mantenuto dal decennio 1990 fino all’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022. Due fattori hanno determinato questo cambio: la percezione che l’aggressione russa non si fermerà all’Ucraina e, soprattutto, il dubbio sulla continuità dell’impegno americano nella NATO, accentuato dal ritiro annunciato di 5.000 soldati statunitensi dalla Germania.
L’analisi identifica due sfide cruciali per l’Europa. La prima è se il continente possa deterrere autonomamente una Russia nucleare e aggressiva, con l’Ucraina come elemento centrale di questa capacità difensiva. La seconda, meno evidente ma altrettanto rilevante, riguarda come evitare il ritorno delle tensioni storiche sulla distribuzione del potere militare tra gli Stati europei, che caratterizzarono il continente fino al 1945. La nuova strategia militare tedesca, la prima nella storia della Repubblica Federale, reca il titolo «Responsabilità per l’Europa», ma il vero banco di prova sarà se questa dichiarazione si tradurrà in azioni concrete.
Due settori risultano decisivi: l’industria della difesa e le capacità operative effettive. La Germania, già tra i maggiori esportatori di armi al mondo, potrebbe consolidare una posizione dominante se investisse i miliardi aggiuntivi di spesa nel proprio settore industriale nazionale, riducendo gradualmente gli acquisti americani. Questo scenario preoccupa particolarmente la Francia, che teme di essere superata come secondo esportatore globale dopo gli Stati Uniti. Anche la Polonia e altri Paesi europei manifestano inquietudine, aggravata dal fatto che l’Alternativa per la Germania (AfD), attualmente in testa nei sondaggi, potrebbe in futuro tornare a una postura di appeasement verso Mosca.
Sul fronte operativo, la difesa dell’Europa rimane strutturalmente dipendente dalla NATO guidata dagli Stati Uniti, con i suoi piani di battaglia, l’intelligence satellitare, il trasporto aereo pesante, la difesa aerea integrata e il deterrente nucleare. Europeanizzare anche parzialmente questa macchina è un compito essenziale ma formidabile. L’analisi evidenzia l’assurdità della frammentazione europea: mentre gli Stati Uniti dispongono di 33 sistemi d’arma principali, l’Europa ne possiede 174, inclusi 12 tipi diversi di carri armati e 14 varianti di caccia.
L’autore suggerisce che il cancelliere Friedrich Merz dovrebbe convocare un incontro informale con i leader di Francia, Regno Unito e Polonia per affrontare due questioni fondamentali: come europeanizzare l’industria della difesa e come potenziare le capacità belliche autonome del continente, inclusa l’estensione della deterrenza nucleare britannica e francese verso est. Il modello storico è quello di Helmut Kohl negli anni Novanta, che integrò una Germania riunita nel mercato unico europeo e nell’unione monetaria. Merz dovrebbe perseguire un obiettivo analogo per la sicurezza europea, anche se con forme meno ordinate e non necessariamente all’interno dell’Unione Europea.
L’analisi dell’ECFR tocca un nervo scoperto per la NATO e per l’Italia in particolare: il vuoto di leadership che il ritiro americano lascia in Europa non può essere colmato da una Germania sola, per quanto potente. La frammentazione industriale della difesa europea (174 sistemi contro i 33 americani) è un’eredità che penalizza soprattutto i Paesi di medie dimensioni come l’Italia, costretti a sceglierne tra i grandi. La proposta di Garton Ash di un coordinamento franco-tedesco-britannico-polacco esclude formalmente Roma dal tavolo decisionale, ma l’Italia non può permettersi di restare passiva: la sua posizione nel Mediterraneo e il suo ruolo nella deterrenza del fianco sud-est della NATO la rendono attore indispensabile in qualunque architettura europea di difesa che voglia essere credibile.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 7 maggio 2026


