Anthropic, Pentagono e l’IA che punta bersagli e sorveglia i cittadini

Novecentosessantacinque miliardi di dollari: è la valutazione raggiunta da Anthropic nell’ultimo round di finanziamento, spinta in parte dal clamore mediatico per il suo rifiuto di firmare con il Pentagono un contratto per «usi leciti generali». Secondo l’analisi pubblicata su Responsible Statecraft dal giornalista Harrison Berger, quell’episodio ha finito per oscurare quanto le aziende di intelligenza artificiale, Anthropic compresa, siano già profondamente integrate nel complesso militare-industriale statunitense.
Il modello Claude, riporta l’autore citando fonti giornalistiche, è stato impiegato all’interno del sistema Maven di Palantir per analizzare flussi di intelligence e costruire liste di bersagli prioritari negli attacchi statunitensi contro l’Iran, e avrebbe avuto un ruolo anche nell’operazione di cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro. Interpellato sulla possibilità che Claude fosse coinvolto nel bombardamento di una scuola femminile iraniana, costato la vita ad almeno 120 bambine, l’amministratore delegato Dario Amodei ha dichiarato di non sapere con certezza se e come il modello fosse stato usato, definendo comunque quel caso d’uso conforme alle proprie «linee rosse» interne.
Sempre secondo Financial Times, citato nell’articolo, Anthropic collabora con la National Security Agency inserendo propri ingegneri nell’agenzia per l’impiego del modello Mythos in operazioni cyber offensive, nonostante la formale designazione dell’azienda come «rischio per la catena di fornitura». Parallelamente, OpenAI ha firmato il 16 ottobre 2025 un accordo da 3,5 milioni di dollari con lo U.S. Cyber Command per l’addestramento della propria piattaforma IA, sedici mesi dopo aver nominato nel proprio consiglio di amministrazione l’ex direttore congiunto di Cyber Command e NSA Paul Nakasone.
Il secondo fronte descritto riguarda la sorveglianza interna. Documenti citati nell’articolo indicano che il Chief Technology Officer del Pentagono, Emil Michael, ha chiesto ad Anthropic di poter raccogliere e analizzare dati commerciali non classificati su cittadini americani, come geolocalizzazione e cronologia di navigazione. Un rapporto del 2023 del Director of National Intelligence, richiamato da Berger, aveva già avvertito che questo tipo di dati «può rivelare informazioni sensibili e intime» e ampliare la capacità del governo di osservare la vita privata oltre i limiti costituzionali tradizionali.
L’articolo segnala inoltre che il Threat Screening Center dell’FBI, ridenominato nel 2025 dal precedente «Terrorist Screening Center» per riflettere una missione ampliata, cerca strumenti di intelligenza artificiale con capacità di «modellazione predittiva», nel quadro della direttiva NSPM-7 sul contrasto al terrorismo domestico. A questo si aggiungono i contratti già attivi tra agenzie federali e fornitori privati: 5,7 milioni di dollari di ICE per il monitoraggio dei social tramite Zignal Labs, 30 milioni per lo sviluppo con Palantir del sistema ImmigrationOS, l’uso dello strumento Babel X da parte del Department of Homeland Security anche su cittadini statunitensi, e una previsione di spesa del Dipartimento superiore ai 100 milioni di dollari per sistemi di sorveglianza potenziati dall’IA.
Per Berger, il dibattito pubblico concentrato sui rischi di una futura «superintelligenza» distoglie l’attenzione da un fenomeno già in corso: l’uso dell’intelligenza artificiale da parte dello Stato di sicurezza americano contro popolazioni straniere e domestiche.
Il commento di GrNet.it
Centoventi bambine uccise nel bombardamento di una scuola in Iran, e un amministratore delegato che dichiara di non sapere se il proprio modello sia stato usato nel targeting ma lo definisce comunque conforme alle proprie linee guida interne: è un dato che vale più di qualsiasi dichiarazione di principio sui limiti etici dell’IA applicata alla guerra. Per un osservatore con esperienza in ambito operativo, colpisce soprattutto la disinvoltura con cui strumenti nati per l’analisi di dati commerciali finiscono nella catena di targeting militare e, parallelamente, nella sorveglianza predittiva di cittadini. L’Italia e l’Unione europea si muovono su un terreno normativo diverso, con l’AI Act e vincoli più stringenti sull’uso dei dati personali, ma la rapidità con cui i fornitori privati statunitensi integrano capacità militari e di intelligence dovrebbe interrogare anche Roma sulla propria dipendenza da piattaforme commerciali estere per funzioni sensibili di difesa e ordine pubblico. Resta da capire quale grado di controllo parlamentare e giudiziario accompagni, anche da noi, l’adozione di sistemi analoghi in ambito investigativo e di intelligence.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 21 settembre 2026




