Napoli e Bologna, sequestri per frode fiscale e riciclaggio legati ai Casalesi

La Guardia di Finanza ha eseguito un decreto nei confronti di sette indagati. Sequestrati beni per oltre 21 milioni di euro
Napoli, 17 luglio 2026 — Nelle prime ore della mattina, militari dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e Bologna hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli. Il provvedimento riguarda sette indagati accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, aggravati dalla finalità di agevolare il clan dei Casalesi — fazione Schiavone.
L’attività investigativa della Direzione Distrettuale Antimafia ha ricostruito l’operatività di un sodalizio criminale con base in provincia di Caserta, dedito alla creazione e alla cessione di crediti d’imposta inesistenti, nonché al riciclaggio e al reimpiego dei relativi proventi illeciti. Parte delle somme derivanti dalle frodi sarebbe stata destinata all’associazione mafiosa.
Secondo le indagini, il gruppo avrebbe individuato soggetti compiacenti, intestatari delle pratiche relative ai bonus fiscali, acquisendone le credenziali SPID per presentare istanze tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate e gestire i rispettivi cassetti fiscali. I crediti d’imposta così generati sarebbero stati ceduti a terzi, con accredito dei proventi sui conti correnti dei richiedenti. Le somme ottenute sarebbero state rapidamente trasferite e prelevate da «corrieri» appositamente incaricati, che avrebbero consegnato il denaro agli organizzatori della frode.
Gli approfondimenti finanziari hanno ricostruito un articolato sistema di riciclaggio. I proventi sarebbero stati trasferiti su ulteriori rapporti bancari, nazionali ed esteri, talvolta riconducibili a soggetti contigui alla criminalità organizzata, per poi essere veicolati verso conti finanziari ubicati in Cina e successivamente restituiti agli indagati attraverso un sistema informale di compensazione finanziaria fondato sulla disponibilità di ingenti somme di denaro contante da parte di soggetti di etnia sinica operanti nell’ambito del cosiddetto underground banking.
Nel corso delle indagini è stato inoltre accertato l’impiego di parte dei proventi illeciti per l’acquisto di beni mobili e immobili intestati a prestanome, di valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Tra i beni sequestrati figurano dieci immobili ubicati nei comuni di Trentola Ducenta e Castel Volturno, in provincia di Caserta, un’imbarcazione da diporto di 9,95 metri dotata di due motori fuoribordo, due autoveicoli, un motoveicolo, nonché crediti d’imposta inesistenti ancora presenti nei cassetti fiscali delle ditte e delle società coinvolte per un valore complessivo di 21.086.860 euro.




