Il caso S-400 turco mostra i limiti reali dell’hedging nella difesa

Centoventi missili intercettori inclusi nella trattativa, oltre ai due sistemi S-400 Triumf: sono questi, secondo indiscrezioni riprese dai media turchi, i termini di una possibile vendita da parte di Ankara a Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Lo riporta un’analisi di Chatham House, che colloca l’operazione all’interno di una vicenda quasi decennale sulle difficoltà politiche legate all’acquisizione di tecnologie militari sensibili.
Gli Emirati Arabi Uniti non hanno commentato le indiscrezioni, ma il think tank londinese osserva che una diversificazione della difesa aerea emiratina non sorprenderebbe, dato che il paese subisce bombardamenti con droni e missili iraniani dall’inizio della guerra USA-Israele contro l’Iran, a fine febbraio. Abu Dhabi dispone già del sistema statunitense Terminal High Altitude Area Defence (THAAD) e dei Pantsir S1 russi: l’aggiunta dell’S-400 creerebbe un arsenale antiaereo particolarmente eterogeneo.
Il rapporto ricorda che gli Emirati erano in trattativa avanzata per l’acquisto di fino a cinquanta caccia F-35 statunitensi, negoziato sospeso nel 2021 per le preoccupazioni di Washington sul ruolo della cinese Huawei nel paese, ma mai formalmente chiuso. Secondo Chatham House, l’acquisizione dell’S-400 renderebbe però estremamente improbabile una ripresa di quel dossier: gli Stati Uniti temono che i radar e i sensori del sistema russo possano trasmettere a Mosca informazioni sensibili sul profilo stealth e sulla guerra elettronica dell’F-35, lo stesso timore che nel 2019 portò alla sospensione della Turchia dal programma F-35 dopo l’acquisto dell’S-400.
Resta inoltre incerto se il Cremlino autorizzi la cessione a un terzo paese, come previsto dalla licenza d’uso finale: fonti russe citate nell’articolo indicano che l’ipotesi è ancora in fase di valutazione, pur descritta da più fonti come vista «in una luce positiva» da Mosca.
Il rapporto ripercorre le tappe della vicenda turca: dal 2017 Ankara aveva cercato alternative occidentali, il franco-italiano SAMP/T o lo statunitense Patriot, la cui vendita fu approvata dal Dipartimento di Stato nel 2018 ma naufragò per le richieste turche di trasferimento tecnologico. Il deterioramento dei rapporti con Parigi su Siria, Libia e Mediterraneo orientale bloccò poi la strada del SAMP/T, spingendo Ankara verso l’S-400 russo nel 2019.
Da allora, secondo Chatham House, la Turchia si è trovata bloccata: incapace di integrare l’S-400 nei sistemi radar NATO, non lo ha mai reso operativo, mentre tentativi di soluzione — dalla disattivazione dei componenti alla restituzione a Mosca, discussa nel settembre 2025 e poi respinta dal Cremlino — sono falliti. Una cessione agli Emirati potrebbe riaprire per Ankara la porta del programma F-35, con ricadute però sulle tensioni nel Mediterraneo orientale con Grecia e Cipro.
Il think tank sottolinea come la vicenda dimostri la resistenza dei sistemi di difesa aerea di fascia alta alle innovazioni diffuse altrove nell’ecosistema della difesa, comprese quelle emerse dal conflitto ucraino, e i limiti della strategia turca di bilanciamento tra Stati Uniti e Russia.
Il commento di GrNet.it
Il fatto che l’S-400 turco non sia mai stato acceso, dopo quasi sette anni di stoccaggio, dice più di qualsiasi dichiarazione ufficiale sulla reale utilità operativa di un sistema d’arma acquisito per ragioni politiche più che tecniche. Per la difesa aerea integrata, l’interoperabilità con le reti C2 alleate pesa quanto le prestazioni del singolo radar o missile, ed è proprio questo nodo che ha reso inservibile l’acquisto turco. Per l’Italia, che partecipa al programma F-35 e investe nella difesa aerea multistrato assieme a partner europei, il caso conferma che la diversificazione dei fornitori ha un costo di integrazione spesso sottovalutato in fase negoziale. Resta da vedere se gli Emirati, che dispongono già di un portafoglio molto composito tra THAAD, Pantsir e sistemi occidentali, sapranno evitare l’isolamento tecnico in cui è finita Ankara.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 27 luglio 2026



