Guardia di Finanza

Grosseto, arrestati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Imprenditore e moglie accusati di sfruttare il Decreto Flussi: chiedevano 10mila euro ai migranti per lavori fantasma

Grosseto, 26 settembre 2026 – Un imprenditore grossetano di 64 anni e la moglie, quarantanovenne di origini marocchine, sono stati arrestati e portati in carcere con l’accusa di concorso in favoreggiamento all’immigrazione clandestina pluriaggravato. L’ordinanza è stata emessa dal Gip presso il Tribunale di Grosseto su richiesta della Procura della Repubblica. L’operazione, condotta ieri dai finanzieri del Comando Provinciale di Grosseto e dalla Sezione di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri, conclude indagini avviate nel 2024 a seguito di denunce presentate da cittadini stranieri.

Gli investigatori hanno ricostruito un sistema consolidato che trasformava il Decreto Flussi in una fonte di guadagno illecito. La coppia reclutava cittadini extracomunitari direttamente nel Paese di origine, principalmente dal Marocco, promettendo loro un lavoro regolare e un permesso di soggiorno a lungo termine. Per ottenere la documentazione necessaria all’ingresso in Italia, i migranti dovevano pagare 10mila euro a testa.

Una volta arrivati in Italia, però, gli impieghi promessi presso l’azienda degli arrestati si rivelavano del tutto fittizi. Abbandonati a sé stessi e privi di lavoro, i cittadini stranieri venivano alloggiati in strutture messe a disposizione dagli indagati dietro il pagamento di circa 250 euro mensili. Per evitare di diventare clandestini e ottenere il rinnovo del titolo di soggiorno, venivano richiesti ulteriori versamenti in contanti fino a mille euro per il rilascio di buste paga false. Costretti così a cercare lavoretti occasionali in nero per sopravvivere e pagare tali importi.

Gli investigatori hanno acquisito una «contabilità parallela» composta da agende, prospetti contabili e appunti manoscritti con elenchi di nomi, acconti e saldi in euro e valuta marocchina. Nei dispositivi informatici degli indagati sono stati trovati contratti di fornitura di manodopera per importi considerevoli, tra cui una commessa da quasi 500mila euro. Tali contratti si sono rivelati falsi: le imprese committenti erano spesso ignare, cessate, fallite o intestate a persone decedute da anni. Le conversazioni telematiche hanno fornito ulteriore conferma del quadro indiziario.

Nel provvedimento cautelare l’Autorità Giudiziaria ha evidenziato una «spiccata pericolosità» e il concreto rischio di inquinamento delle prove. In più occasioni sono emersi tentativi di suborno ai danni di possibili testimoni. Gli indagati, inoltre, commentavano con «spavalderia» le possibili indagini a loro carico, convinti di poter rimanere impuniti.

Le indagini hanno accertato l’ingresso illegale nel territorio dello Stato di 31 cittadini extracomunitari e il rilascio di 22 visti di ingresso irregolari. Attraverso queste condotte gli indagati hanno ottenuto ingenti somme di denaro, riscosse illecitamente in Italia e Marocco.

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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