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Traffico di cocaina dal Sud America: 8 arrestati in operazione tra Roma e il Sud

Carabinieri e Dda smantellano organizzazione con diramazioni internazionali. Sequestrati 500 kg di miscele in laboratorio clandestino in Calabria

Roma, 16 giugno 2026 – Dalle prime luci dell’alba i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Civitavecchia hanno dato esecuzione a ordinanze di custodia cautelare nelle province di Roma, L’Aquila, Reggio Calabria e Catania. L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, riguarda complessivamente 11 persone gravemente indiziate di far parte di un’associazione per delinquere dedita al traffico internazionale di cocaina dal Sud America verso l’Italia. Otto sono state arrestate in carcere, mentre tre rimangono indagate a piede libero.

L’indagine, iniziata nell’agosto 2025, ha ricostruito una struttura organizzativa articolata con ruoli ben definiti: un broker internazionale di origini dominicane responsabile dei contatti con i fornitori esteri e della gestione dei flussi finanziari illeciti; un vertice operativo colombiano, noto come il «Presidente», incaricato di gestire le importazioni e i rapporti con i narcotrafficanti in Spagna e Sud America; un broker romano che fungeva da principale distributore per il litorale nord laziale e il centro Italia; un soggetto di origini calabresi specializzato nella fornitura di veicoli con vani occulti meccanizzati.

Lo stupefacente veniva introdotto in Italia attraverso due canali principali: via terra dalla Spagna con autovetture modificate con sofisticati doppi fondi, oppure tramite rotte marittime intercontinentali con navi da porti sudamericani come Guayaquil in Ecuador, prevedendo il lancio in mare di borsoni carichi di droga in punti di recupero prestabiliti. Per consegne mirate, il gruppo utilizzava corrieri «ovulatori» addestrati a ingoiare decine di ovuli di cocaina per eludere i controlli.

Le indagini hanno documentato una gestione altamente imprenditoriale. La cocaina veniva acquistata all’ingrosso a circa 16.000-17.000 euro al chilogrammo per essere rivenduta a 21.000-24.000 euro. Nelle conversazioni intercettate, la droga era camuffata con nomi in codice quali «Rosalba/Rosalia» per la cocaina rosa, «Biancaneve» per la cocaina classica, oppure «cotta/cruda» per indicarne la preparazione chimica.

Un episodio di rilievo investigativo ha confermato la caratura criminale del cartello: i vertici sudamericani sono rimasti vittime di una truffa orchestrata da esponenti della Camorra napoletana, che si erano appropriati di 10 chilogrammi di cocaina appena consegnati dai colombiani, per un danno stimato in circa 280.000 euro. Per recuperare il carico, il cartello ha attivato canali criminali organizzando summit in Campania.

Le intercettazioni hanno confermato l’esistenza di legami diretti tra gli indagati e i vertici dei «Los Choneros», la più potente fazione criminale dell’Ecuador. Per il recupero dei crediti, il vertice colombiano pianificava rapimenti e ricorreva all’uso di armi da fuoco.

Un aspetto rilevante riguarda il sofisticato meccanismo di pagamento: l’organizzazione ricorreva sistematicamente all’utilizzo di moneta virtuale per bypassare i controlli delle autorità bancarie. L’operazione ha avuto il suo epilogo con la scoperta di un laboratorio adibito a raffineria clandestina nelle campagne di Sant’Agata del Bianco in provincia di Reggio Calabria, dove sono stati sequestrati oltre 500 chilogrammi di miscele destinate a ridurre la purezza della droga per moltiplicarne i profitti.

Video del comunicato

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