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Europa e Cina contro Russia: tre aree di possibile cooperazione

Secondo un’analisi pubblicata dal RUSI, l’Europa dovrebbe riconsiderare la propria strategia nei confronti della Cina, identificando aree di interesse comune che potrebbero indebolire l’alleanza sino-russa. Sebbene il tentativo americano di separare Pechino da Mosca sia fallito, l’autrice suggerisce un approccio alternativo: persuadere la Cina a cooperare con l’Europa su questioni specifiche dove gli interessi divergono da quelli russi.

Il primo ambito riguarda il rischio di escalation tra Russia e NATO. Mentre Pechino considera l’Ucraina parte della sfera d’influenza russa, un conflitto diretto tra Mosca e l’Alleanza atlantica rappresenterebbe una catastrofe per gli interessi cinesi. Una guerra Russia-NATO potrebbe estendersi all’Asia-Pacifico, compromettere l’accesso della Cina al mercato europeo—fondamentale per il modello economico cinese basato su catene di approvvigionamento interne e esportazioni—e aumentare il rischio di uso di armi nucleari. L’analisi sostiene che il presidente Xi Jinping non ritiene Putin sufficientemente determinato ad attaccare la NATO; l’Europa dovrebbe fornire evidenze concrete di provocazioni russe crescenti, come incursioni di droni e sabotaggi infrastrutturali, per convincere Pechino della serietà della minaccia.

Il secondo aspetto riguarda l’economia russa. Paradossalmente, il sostegno economico cinese a Mosca—caratterizzato da esportazioni massicce di beni finiti e importazioni di materie prime a basso costo—sta provocando una deindustrializzazione della Russia. Pechino sfrutta la posizione internazionale debilitata di Mosca per vantaggi commerciali, indebolendo così l’economia russa in modo coerente con gli interessi europei. L’Europa dovrebbe riconoscere e sfruttare questa dinamica.

Il terzo ambito riguarda l’esistenza stessa della NATO e la presenza militare americana in Europa. Contrariamente alla posizione russa, la Cina non ha interesse nel collasso dell’Alleanza atlantica. Sebbene Pechino critichi storicamente la NATO come reliquia della Guerra fredda, l’attuale configurazione dell’Alleanza favorisce gli interessi cinesi: altri membri NATO non considerano la Cina una minaccia primaria come fa Washington, e la NATO continua a deterrere la Russia dall’aggredire i paesi europei membri. Inoltre, mentre la Russia vorrebbe il ritiro delle truppe americane dall’Europa, la Cina preferisce che rimangano.

L’autrice conclude che l’Europa deve adottare un approccio diplomatico più sofisticato, persuadendo subtilmente la Cina a cooperare su questi tre temi senza che Mosca se ne accorga. Questo richiederebbe una negoziazione abile con Pechino e la capacità di dimostrare che una cooperazione limitata con l’Europa servirebbe gli interessi strategici cinesi di lungo termine, incluso il raggiungimento dello status di superpotenza.

L’analisi del RUSI identifica una logica strategica non banale: gli interessi di Pechino e Bruxelles convergono su tre punti critici dove Mosca rappresenta il fattore destabilizzante. Per l’Italia e la NATO, il messaggio è duplice: da un lato, occorre comunicare con chiarezza a Xi Jinping il rischio reale di escalation russo verso l’Alleanza (non è scontato che Pechino lo creda); dall’altro, bisogna evitare di spingere la Cina ulteriormente verso Mosca con una retorica eccessivamente anti-cinese. La sfida diplomatica è sottile ma decisiva: sfruttare le contraddizioni dell’asse sino-russo senza romperlo, mantenendo margini di manovra.


Fonte: RUSI · Pubblicato il 10 maggio 2026

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