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I bombardamenti strategici non convinceranno l’Iran a cedere

Secondo un’analisi pubblicata dal Quincy Institute, l’amministrazione Trump starebbe considerando una campagna aerea «breve e potente» contro l’Iran sul modello dell’Operazione Linebacker II, i bombardamenti natalizi del dicembre 1972 che costrinsero Hanoi a riprendere i negoziati sulla guerra del Vietnam. Tuttavia, l’articolo sostiene che questa analogia storica è fuorviante e che una simile strategia non produrrà gli effetti desiderati nel contesto attuale.

L’Operazione Linebacker II, condotta in undici giorni nel 1972, prevedette quasi duemila sortite e il lancio di ventimila tonnellate di munizioni, con la perdita di ventisette aerei americani. Hanoi accettò un cessate il fuoco, ma il successo della campagna non fu dovuto principalmente ai bombardamenti di dicembre. Piuttosto, esso si basò sui risultati dell’Operazione Linebacker I, condotta da maggio a ottobre dello stesso anno in risposta all’Offensiva di Pasqua del Vietnam del Nord.

Durante Linebacker I, il Vietnam del Nord aveva adottato una strategia di attacco convenzionale su larga scala, ammassando truppe in formazioni facilmente identificabili e colpibili dall’aviazione americana. I bombardamenti ridussero i trasporti di truppe del settantacinque per cento e la capacità di importazione dell’ottanta per cento. Dopo un mese, l’offensiva del Vietnam del Nord si fermò e l’esercito sudvietnamita iniziò a recuperare il terreno perduto. Solo allora, a luglio, ripresero i negoziati seri tra Stati Uniti e Vietnam del Nord.

La situazione militare attuale in Iran presenta differenze fondamentali rispetto a quella del 1972. L’Iran non conduce un’offensiva di terra convenzionale su larga scala; le sue forze sono altamente mobili, disperse e richiedono scarsi rifornimenti logistici. La geografia del territorio, in particolare lungo il Golfo Persico, è montuosa e offre numerosi nascondigli per il lancio rapido di missili e droni prima della ritirata. Secondo fonti citate nell’analisi, l’Iran mantiene ancora metà del suo inventario di missili balistici e lanciatori nonostante gli Stati Uniti abbiano colpito più di tredicimila obiettivi.

L’articolo sottolinea inoltre che, a differenza della situazione con il Vietnam del Nord, l’Iran non deve essere costretto a tornare al tavolo negoziale: è già presente. Teheran ha modificato la modalità dei negoziati passando a uno scambio scritto di proposte, preoccupata dai ripetuti ripensamenti americani e dalla mancanza di competenza tecnica della delegazione statunitense sul dossier nucleare. Il vero ostacolo non è portare l’Iran a negoziare, ma il fatto che l’amministrazione Trump continua a cercare la capitolazione iraniana, mentre le condizioni sul terreno non supportano una richiesta di resa incondizionata da parte di nessuna delle due parti.

L’analisi del Quincy Institute solleva una questione tattica rilevante per chi conosce la dottrina aerea: il successo di Linebacker II dipese interamente dalla preparazione di Linebacker I, cioè dalla capacità di colpire un nemico che si era esposto in formazioni convenzionali. L’Iran, invece, opera in dispersione e mobilità, esattamente come il Viet Cong nei primi anni della guerra del Vietnam. Per l’Italia e la NATO, la lezione è che l’escalation aerea senza una situazione tattica favorevole non produce effetti strategici; anzi, rischia di prolungare indefinitamente il conflitto. La ricerca di una capitolazione totale, quando i rapporti di forza non la consentono, è una trappola storica ben nota.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 6 maggio 2026

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