Guardia di Finanza

Cittadinanze false e appalti pilotati: cinque misure cautelari a Brescia

La Guardia di Finanza scopre un sistema di frodi jure sanguinis gestito da un intermediario brasiliano e illeciti ambientali. Profitti per 1,2 milioni di euro.

Brescia, 10 ottobre 2026 – La Guardia di Finanza di Brescia ha eseguito tre misure cautelari nel corso di un’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica locale. Un imprenditore è stato posto agli arresti domiciliari, mentre due funzionari pubblici sono stati sospesi dall’esercizio delle loro funzioni per i reati di falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. A questi provvedimenti si aggiunge un arresto domiciliare già eseguito a settembre nei confronti di un cittadino di origine brasiliana. Complessivamente, dieci persone risultano indagate a vario titolo.

Le indagini hanno avuto origine da un’anomalia statistica riscontrata in un comune dell’alta Valtrompia e hanno portato alla luce tre filoni investigativi distinti. Il primo riguarda un sistema di acquisizione illecita della cittadinanza italiana jure sanguinis operativo dal 2016. L’intermediario brasiliano, già arrestato, avrebbe garantito il rapido ottenimento della cittadinanza a soggetti privi dei requisiti legali, con la collaborazione di pubblici ufficiali tra cui un sindaco e personale degli uffici anagrafe e stato civile.

A fronte di compensi tra 3.700 e 10.000 euro per pratica, il meccanismo avrebbe permesso a cittadini brasiliani giunti con visto turistico di stabilire residenze fittizie presso quattro immobili. Su 408 casi analizzati, 170 risulterebbero falsi, con documenti alterati anche tramite scolorina, integrazioni posticce e numeri di protocollo contraffatti. Meno dell’1% dei beneficiari avrebbe mantenuto residenza effettiva in Italia. Il profitto illecito è stato stimato in oltre 1,2 milioni di euro, di cui almeno 200.000 riciclati su conti correnti nazionali ed esteri.

Il secondo filone ha riguardato un sistema di pilotaggio degli appalti pubblici nel comune valtrumplino. Sono emerse tre circostanze: accordi preventivi tra funzionari e imprenditori con utilizzo di società che presentavano offerte irricevibili; attestazione falsa di carenza di personale tecnico per assegnare direttamente lavori; falsificazione di indagini di mercato per favorire soggetti predeterminati tramite società in house.

Il terzo filone ha accertato gravi illeciti ambientali a carico dell’imprenditore. Durante la demolizione di un ex complesso industriale della Bassa Bresciana, sarebbero stati generati almeno 300 metri cubi di rifiuti pericolosi contenenti amianto, frantumati meccanicamente senza presidi di contenimento e successivamente occultati in cinque siti diversi. In un’area agricola dell’alta Valtrompia, inoltre, sarebbero stati sversati oltre 6.800 metri cubi di terre contaminate da rame, piombo, zinco e nichel, dissimulati come livellamento per piantumazione di frutteto, con rischio concreto di inquinamento del suolo e contaminazione delle falde acquifere.

Video del comunicato

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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