Regno Unito: la dipendenza dagli Usa non è più sostenibile

Secondo un’analisi pubblicata da Chatham House in occasione del lancio di un rapporto della Camera dei Lord britannica, la fiducia tradizionale del Regno Unito nel sostegno americano ha eroso le capacità difensive nazionali e deve essere riconsiderata alla luce dei mutamenti geopolitici in corso. Lord Robertson, presidente del comitato per le relazioni internazionali e la difesa della Camera dei Lord e già segretario generale della NATO, ha sottolineato come le tensioni recenti tra Londra e Washington – dai dazi tariffari alle minacce su Groenlandia fino alla decisione americana di avviare operazioni militari in Iran senza consultare il Regno Unito – rivelino una «crescente divergenza tra Westminster e Washington».
Il rapporto intitolato «Adjusting to the new realities: Rebalancing the UK–US relationship» evidenzia come la convinzione britannica che gli Stati Uniti «saranno sempre presenti» in caso di conflitto abbia portato a una progressiva riduzione delle capacità militari autonome. L’invasione russa dell’Ucraina ha rappresentato un momento di consapevolezza critica, secondo Robertson, che ha spinto a riconsiderare la strategia di difesa britannica verso una maggiore autonomia operativa e una cooperazione più stretta con gli alleati europei, al fine di sviluppare capacità credibili di deterrenza e contrasto all’aggressione russa sul continente.
Il rapporto della Camera dei Lord sottolinea inoltre che il livello attuale di dipendenza militare britannica dagli Stati Uniti non è più sostenibile. Questo cambio di prospettiva riflette una valutazione più ampia: il ruolo storico degli Stati Uniti come custode delle norme, regole e istituzioni internazionali che hanno strutturato il comportamento degli stati potrebbe essere in declino, con conseguenze destabilizzanti per l’ordine internazionale. Di fronte a questa realtà, il Regno Unito dovrà sviluppare partnership più diversificate.
Robertson ha inoltre evidenziato come le tendenze geopolitiche di lungo termine – la competizione strategica americana con la Cina, la conseguente deprioritizzazione della sicurezza europea e lo scetticismo pubblico crescente verso la globalizzazione – continueranno a caratterizzare le future amministrazioni americane, indipendentemente dall’orientamento politico. Il rapporto invita quindi il Regno Unito a guardare oltre l’attuale amministrazione della Casa Bianca e ad adattare le politiche di difesa e sicurezza a questi trend strutturali di più lungo periodo.
L’analisi di Chatham House tocca un nervo scoperto per tutta l’Europa atlantica: la ridefinizione della relazione transatlantica non è questione contingente legata a una singola amministrazione americana, ma riflette mutamenti strutturali nella geopolitica globale. Per l’Italia, membro NATO e alleato europeo, il messaggio è duplice: da un lato, la necessità di investimenti difensivi credibili e autonomi; dall’altro, l’urgenza di costruire capacità europee coese, evitando che la frammentazione strategica del continente diventi il vuoto da colmare. La questione della spesa per la difesa – Robertson cita il target del 5% del PIL – diventa così non solo un impegno verso Washington, ma una precondizione per la credibilità europea.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 23 aprile 2026



