Israele perde consenso in 36 paesi: il sondaggio Pew fotografa un’opinione pubblica globale sempre più critica

Dalla primavera del 2024 a oggi, il conflitto a Gaza e le successive operazioni militari israeliane hanno progressivamente eroso la reputazione di Israele presso l’opinione pubblica di tutto il mondo. Il Pew Research Center ha pubblicato il 4 giugno 2026 i risultati del suo Global Attitudes Project, condotto tra febbraio e metà maggio su oltre 44.000 intervistati in 36 paesi: la mediana dei giudizi «molto» o «abbastanza sfavorevoli» verso Israele si attesta al 67%, contro un 25% di opinioni positive.
Il sondaggio copre dieci paesi europei, dodici tra Asia e Oceania, sei in America Latina, quattro nell’Africa subsahariana, oltre a Turchia, Cisgiordania e Gerusalemme Est, Canada e Stati Uniti. La rilevazione è iniziata circa tre settimane prima dell’avvio delle operazioni militari congiunte di Israele e Stati Uniti contro l’Iran il 28 febbraio 2026, ma Pew precisa che la maggior parte delle interviste si è svolta dopo quella data.
I valori più elevati di ostilità si registrano nei paesi a maggioranza musulmana: in Turchia il 99% degli intervistati esprime un giudizio negativo (91% «molto sfavorevole»), in Pakistan il 95% (87% «molto sfavorevole»), in Malaysia l’89%, in Indonesia l’86%. In Giappone la quota raggiunge il 93%. L’unico paese asiatico in cui le opinioni favorevoli superano quelle negative è l’India, con il 32% contro il 28%.
In Europa le maggioranze contrarie sono diffuse in tutti i paesi campionati. Spagna e Svezia guidano con il 78% di giudizi negativi, seguite da Paesi Bassi (76%), Italia (75%), Germania (73%) e Polonia (70%). Sul fronte delle variazioni annue, Italia e Germania registrano entrambe un incremento di 9 punti percentuali rispetto al 2025, la Polonia di 8. Anche in Ungheria — paese che sotto Viktor Orbán aveva coltivato relazioni strette con il governo Netanyahu — il 54% degli intervistati esprime ora un’opinione sfavorevole, contro il 32% di favorevoli.
In America Latina, cinque dei sei paesi inclusi nel campione mostrano maggioranze negative: si va dal 60% del Cile al 52% del Brasile. In Argentina, il cui presidente Javier Milei si è recato in visita in Israele tre volte dal suo insediamento nel 2023 e si è definito pubblicamente «il presidente più sionista del mondo», il 55% degli intervistati dichiara un’opinione sfavorevole, con un aumento di 9 punti rispetto all’anno precedente.
L’Africa subsahariana rappresenta l’unica area geografica in cui le opinioni favorevoli prevalgono o si avvicinano alla parità: in Kenya il 50% degli intervistati esprime giudizi positivi, in Ghana il 49%, in Nigeria il 47%, sebbene quest’ultimo paese registri un aumento delle opinioni negative dal 32% al 41% rispetto al 2025. Il Sudafrica si discosta dal resto della regione: il 58% degli intervistati dichiara un’opinione sfavorevole, con il 44% che sceglie la categoria «molto sfavorevole».
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, i dati erano stati pubblicati separatamente in aprile: il 60% degli adulti americani esprime un giudizio negativo su Israele, in crescita dal 53% del 2025 e dal 42% del 2022. Le opinioni negative prevalgono tra gli under 50 in entrambi i principali partiti, con percentuali più alte tra chi si identifica come democratico o indipendente rispetto ai repubblicani. Il sondaggio rileva inoltre che i giudizi negativi tendono a concentrarsi tra i giovani adulti in Nord America e in Europa, e tra chi si colloca politicamente a sinistra, mentre chi si definisce di destra mostra orientamenti mediamente più favorevoli.
Un sondaggio di opinione non misura capacità operative né intenzioni governative, ma la perdita di legittimità percepita da parte di un attore statale ha ricadute concrete sulla sua libertà d’azione diplomatica e sul sostegno politico interno ai paesi alleati. Il dato italiano — 75% di giudizi negativi con un incremento di 9 punti in un anno, tra i più alti in Europa — merita attenzione: in un paese in cui il Parlamento deve periodicamente autorizzare o rinnovare missioni internazionali, un’opinione pubblica così orientata può condizionare i margini di manovra del governo su dossier collegati, dalla gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo orientale alle posizioni italiane in sede ONU. Va però distinto ciò che il sondaggio documenta — la distribuzione statistica delle opinioni — da ciò che non dice: le ragioni di queste variazioni annue restano plurali e non riducibili a un’unica causa, e i dati Pew non consentono di inferire automaticamente preferenze di policy.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 5 giugno 2026



