Bergamo, sequestrati marchi e asset per riciclaggio transnazionale

La Guardia di Finanza scopre operazioni a Dubai per sottrarre beni dal fallimento. Sequestri per oltre 430 mila euro
Bergamo, 5 giugno 2026 – La Guardia di Finanza di Bergamo ha eseguito un’operazione investigativa su reati fallimentari, autoriciclaggio ed evasione fiscale, coordinata dalla Procura della Repubblica locale. L’indagine è stata avviata a seguito di una querela presentata dal legale rappresentante di una società creditrice del fallimento di un’impresa in liquidazione.
I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno accertato che, pochi mesi prima del fallimento, i marchi industriali della società sarebbero stati ceduti a un valore notevolmente inferiore a quello reale, a favore di un’impresa amministrata formalmente da terzi ma riconducibile allo stesso liquidatore. I marchi, depositati in Italia, nell’Unione Europea, in Oman, Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Australia e Cina, hanno un valore complessivo di circa 200 mila euro e risultano distratti dal patrimonio societario in danno dei creditori.
È stato inoltre disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre 230 mila euro, ritenuti provento di evasione fiscale. Le indagini hanno ricostruito ulteriori operazioni finalizzate a sottrarre cespiti alla massa fallimentare: il liquidatore avrebbe volontariamente sottratto dal patrimonio societario somme per circa 240 mila euro, attraverso la svalutazione e successiva cessione di partecipazioni detenute in una società con sede negli Emirati Arabi Uniti.
A Dubai, i finanzieri hanno accertato come l’indagato avesse compiuto operazioni finalizzate a mantenere il controllo degli asset formalmente alienati, configurando il delitto di autoriciclaggio. L’indagato, tramite una società estera, avrebbe ceduto partecipazioni societarie per un importo pari a 630 mila euro. Sebbene la cessione risultasse formalmente effettuata dalla società estera, il corrispettivo sarebbe stato accreditato direttamente su un conto personale presso una banca di Dubai.
Gli accertamenti fiscali hanno determinato una plusvalenza imponibile pari a oltre 550 mila euro che, non essendo stata dichiarata, ha comportato un’imposta evasa superiore a 230 mila euro. Per lo stesso anno di imposta, il soggetto aveva dichiarato nel proprio Modello 730/2025 elementi attivi di appena 2 mila euro, integrando il reato di dichiarazione infedele.




