L’Unione Europea nella crisi di mezza età: dubbi identitari e sfide strategiche

Secondo un’analisi pubblicata dall’European Council on Foreign Relations (ECFR), l’Unione Europea attraversa una fase di profonda crisi di identità e fiducia, paragonabile a una «crisi di mezza età». L’articolo, firmato da Pawel Zerka, identifica una frattura tra gli ideali fondativi dell’UE e la capacità di realizzarli nel contesto geopolitico contemporaneo.
Il nodo centrale riguarda una serie di contraddizioni irrisolte: come conciliare il carattere di progetto di pace con investimenti significativi in difesa; come mantenere fedeltà ai valori di diritti umani e non discriminazione di fronte alle spinte migratorie; come affidarsi a diplomazia e diritto internazionale in un mondo che sembra tornare alla logica della forza. Queste domande ricorrono nei discorsi di leader europei come Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e Pedro Sánchez.
L’ECFR documenta come questa perdita di fiducia sia in parte giustificata. Negli ultimi anni, gli Stati europei hanno sviluppato dipendenze critiche: dagli Stati Uniti per la sicurezza, dalla Russia per l’energia, dalla Cina per la produzione industriale. Contemporaneamente, non hanno investito sufficientemente in crescita economica e innovazione, trovandosi in situazioni sempre più umilianti, dalla firma di accordi commerciali asimmetrici con l’amministrazione Trump al marginalizzazione nei conflitti regionali, fino alla difficoltà di sostenere l’Ucraina contro l’aggressione russa.
Un dato rilevante emerge dai sondaggi dell’ECFR di novembre 2025: una minoranza di europei è soddisfatta del modo in cui l’UE affronta le guerre in Ucraina e Medio Oriente, la relazione transatlantica tesa e la difesa dei valori comuni. Questa insoddisfazione colpisce anche gli elettori dei partiti più europeisti, come i Verdi tedeschi, la Coalizione Civica polacca, il PSOE spagnolo e il Partito Socialista francese.
L’analisi sottolinea inoltre come punti ciechi strutturali dell’UE diventino sempre più visibili: la sottorappresentazione di europei non bianchi e musulmani nella vita politica, emersa dalle elezioni europee del 2024; la risposta alla guerra a Gaza; le politiche migratorie sempre più restrittive anche tra i partiti di sinistra, come in Danimarca e Svezia. Questi elementi suggeriscono che il progetto europeo non include equamente tutti i suoi cittadini.
Tuttavia, l’ECFR evidenzia che una crisi di mezza età non è solo momento di vulnerabilità, ma anche opportunità di trasformazione. L’UE potrebbe cogliere questa fase per diventare più autosufficiente in difesa e sicurezza, per ripensare il proprio modello di competitività senza compromettere ambizioni climatiche e coesione sociale, e per ridefinire come i cittadini possano vivere secondo i valori che ritengono importanti. Il risultato non è garantito: gli europei potrebbero fare scelte dannose, imitando la destra populista o affidandosi a leader carismatici, oppure perdere l’occasione di trasformazione rimandando il problema. Con elezioni importanti in Francia, Polonia, Italia e Spagna previste per l’anno prossimo, la finestra temporale per navigare questa crisi si sta restringendo rapidamente.
L’analisi dell’ECFR coglie un aspetto spesso sottovalutato nella discussione strategica europea: la crisi non è solo materiale (dipendenze energetiche, ritardo tecnologico) ma innanzitutto narrativa e psicologica. Per l’Italia, membro NATO e dell’UE, questo significa che la credibilità della difesa collettiva dipende anche dalla capacità di rigenerare consenso interno attorno al progetto europeo, non solo da investimenti militari. La finestra temporale ristretta prima delle elezioni francesi e italiane suggerisce che i prossimi mesi saranno decisivi per evitare che il populismo euroscettico trasformi la crisi di fiducia in una frattura strutturale dell’alleanza.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 6 maggio 2026



