Polizia di Stato

A Pavia il prefetto Cortese racconta la cattura di Provenzano

Il dirigente della Polizia di Stato ha incontrato gli studenti delle scuole pavesi nel laboratorio permanente sulle mafie

Pavia, 6 maggio 2026 — Il prefetto Renato Cortese, oggi Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato, ha raccontato agli studenti delle scuole pavesi i dettagli dell’operazione che il 11 aprile 2006 portò all’arresto di Bernardo Provenzano, latitante da 43 anni. L’incontro si è svolto presso la Questura di Pavia nell’ambito di un laboratorio permanente dedicato alle mafie, che coinvolge gli istituti Cairoli, Volta, Copernico, Cardano e Maria Ausiliatrice.

Provenzano aveva governato Cosa nostra attraverso un sistema di comunicazione basato su «pizzini», messaggi scritti nascosti negli indumenti. Cortese, allora giovane funzionario a capo della sezione «Catturandi» della Questura di Palermo, guidò le indagini che portarono allo smantellamento di questo sistema. Il prefetto ha descritto anni di pedinamenti e analisi ossessive, dalla scoperta dei primi messaggi scuciti dall’orlo dei pantaloni di un detenuto fino al monitoraggio tecnologico dei livelli di consegna.

Nel suo intervento, Cortese ha ripercorso l’attesa febbrile dell’11 aprile 2006 in un gabbiotto vicino al casolare di Montagna dei Cavalli, dove Provenzano si nascondeva. Ha raccontato di aver osservato un filo d’erba che celava l’obiettivo di una telecamera e il segnale decisivo: una mano che spuntava da un uscio per ritirare la spesa. «Quando sono entrato in quel casolare, è stato come se lo conoscessi da sempre», ha ammesso il prefetto, spiegando di conoscere ogni abitudine del ricercato, dalle cure mediche alla passione per la cicoria selvatica.

Il prefetto ha sottolineato come la scelta di indossare la divisa sia nata dalle ingiustizie respirate sin da bambino nel suo paese d’origine, spinto dal senso di impotenza di fronte all’arroganza mafiosa. Ha concluso ricordando il clima di terrore delle stragi del 1992 e il sacrificio dei colleghi caduti, evidenziando come l’applauso spontaneo dei cittadini siciliani sotto la Questura di Palermo quel giorno abbia segnato non solo la fine della latitanza del «capo dei capi», ma l’inizio di un percorso di liberazione collettiva.

L’evento, condotto da Laura Piva (Mediaset) e Alessio Ribaudo (Corriere della Sera), trasforma l’aula magna della Questura in uno spazio dove la legalità diventa coscienza collettiva, secondo quanto dichiarato dal Questore Di Clemente: «Portare la testimonianza del Prefetto Cortese davanti ai ragazzi significa mostrare loro che la legalità non è un concetto astratto, ma una scelta quotidiana di coraggio».

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