Zelensky prova a vendere Kyiv a Trump come l’Israele dell’Europa orientale

Un missile ucraino ha colpito martedì una nave cargo iraniana nel Mar Caspio, poche ore prima che Volodymyr Zelensky atterrasse a Washington per incontrare Donald Trump. La coincidenza temporale non è casuale, secondo l’analisi pubblicata da Responsible Statecraft, testata del Quincy Institute, a firma di Connor Echols: l’attacco fa parte di una strategia di Kyiv per conquistare la fiducia di un presidente americano che ha sempre avuto rapporti tesi con il leader ucraino.
George Beebe, analista del Quincy Institute, sintetizza l’obiettivo di Zelensky in una formula precisa: convincere Trump che l’Ucraina possa diventare per gli Stati Uniti un partner del tipo di Israele nell’Europa orientale, capace di contenere l’espansionismo russo e proteggere Europa e NATO. Kyiv punterebbe inoltre a dimostrare di essere un alleato più affidabile degli stessi membri europei della NATO, criticati più volte da Trump per il presunto scarso sostegno nella crisi con l’Iran.
Il tentativo sembra trovare eco in ambienti vicini a Trump. La scorsa settimana la figura mediatica MAGA e attivista filo-israeliana Laura Loomer ha rovesciato anni di critiche all’Ucraina, richiamando in particolare i legami tra Russia e Iran. Durante una visita nel paese ha incontrato Zelensky e si è impegnata a perorare presso Trump un maggiore sostegno a Kyiv, sostenendo che «gli iraniani stanno usando armi russe per uccidere soldati americani e attaccare gli Stati Uniti». Loomer ha ripreso anche l’affermazione di Zelensky secondo cui Mosca fornirebbe a Teheran immagini satellitari utili a individuare e colpire militari statunitensi.
Trump, dal canto suo, mostra scetticismo verso questa presunta connessione di intelligence. «Vedremo se è vero», ha dichiarato ai giornalisti lunedì, annunciando l’intenzione di chiederne conto direttamente al presidente russo Vladimir Putin.
Beebe contesta apertamente la narrazione secondo cui l’Ucraina fornirebbe agli Stati Uniti informazioni di intelligence decisive sul possibile coinvolgimento russo nella guerra con l’Iran, tesi ripresa anche da un programma di Fox News. «Penso che sia semplicemente falso», afferma l’analista, sottolineando che Kyiv non dispone di capacità tecniche superiori a quelle americane nel tracciare i satelliti di intelligence russi. Secondo Beebe, queste rivendicazioni rientrano in una campagna diretta a convincere l’opinione pubblica statunitense e la Casa Bianca che Russia e Iran collaborano per colpire il personale militare americano, con l’obiettivo finale di trascinare Washington più direttamente nel conflitto con Mosca.
Nell’immediato, Zelensky punterebbe a scalare le priorità di Trump per ottenere più intercettori missilistici avanzati, sistemi che gli Stati Uniti stanno consumando rapidamente in Medio Oriente, e a spingere l’amministrazione ad abbandonare i colloqui di pace con Mosca per tornare al pieno sostegno militare dell’era Biden.
L’analisi segnala il rischio che l’intreccio crescente tra i due conflitti trascini gradualmente Stati Uniti ed Europa verso un confronto più ampio. Beebe suggerisce invece che Washington raccolga l’offerta di mediazione avanzata da Putin tra Iran e Stati Uniti, un passaggio che potrebbe aprire, a suo giudizio, la strada sia a una soluzione della crisi iraniana sia a un accordo negoziato per la guerra in Ucraina.
Il commento di GrNet.it
Il precedente più calzante resta quello della special relationship costruita da Israele con Washington nei decenni della Guerra Fredda, fondata su un allineamento di interessi percepito come stabile e non su una singola operazione mediatica. Zelensky prova a replicarne la logica in poche settimane, con un attacco puntuale nel Caspio invece che con decenni di cooperazione strutturale in materia di intelligence e industria della difesa. La distanza tra le due situazioni è la misura del rischio: se Washington leggesse questa mossa come un tentativo di trascinarla in un secondo fronte, l’effetto sulla credibilità di Kyiv presso l’amministrazione Trump potrebbe essere opposto a quello cercato. Per l’Italia, che nella NATO ha investito sulla prevedibilità dei propri impegni, la vicenda ricorda quanto la sovrapposizione di teatri di crisi renda più difficile calibrare il sostegno a un alleato senza esserne trascinati oltre i propri interessi dichiarati.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 28 luglio 2026



