Colpire Wildberries: la nuova pressione economica di Kyiv su Mosca

Secondo un’analisi pubblicata da Chatham House, gli attacchi ucraini contro i magazzini di Wildberries, il principale operatore di commercio elettronico russo, segnano un’evoluzione nella strategia di pressione economica di Kyiv su Mosca, senza però garantire l’esito politico sperato: costringere Vladimir Putin al tavolo negoziale.
La scorsa settimana l’Ucraina ha colpito nove depositi dell’azienda, causando almeno nove morti e distruggendo le scorte di migliaia di venditori che operano tramite la piattaforma. Kyiv ha giustificato i raid sostenendo che i siti venissero usati per stoccare materiali a uso militare, tra cui componenti per droni. Secondo stime iniziali di Forbes Russia, le perdite del primo giorno di attacchi sarebbero comprese tra 150 e 235 miliardi di rubli (tra 1,9 e 3 miliardi di dollari).
A differenza dei precedenti raid concentrati su obiettivi militari ed energetici, questi colpiscono per la prima volta un’azienda che rappresenta oltre il 50 per cento degli ordini di vendita online in Russia. Molte imprese coinvolte non risultano assicurate contro attacchi di questo tipo, aggravando l’impatto finanziario.
Il rapporto ricorda che, nei quattro anni e mezzo di guerra, il tessuto produttivo russo ha già assorbito sanzioni occidentali, aumenti fiscali, blackout internet e recenti carenze di carburante. Gli attacchi a Wildberries rappresenterebbero però una novità significativa nel tentativo ucraino di aumentare i costi economici del conflitto per la popolazione e le imprese russe.
Le opzioni a disposizione del Cremlino per limitare i danni appaiono limitate: sgravi fiscali per un’azienda delle dimensioni di Wildberries graverebbero sul bilancio federale, mentre spostare gli hub logistici negli Urali o in Siberia comporterebbe costi elevati. Alcune compagnie petrolifere hanno già speso oltre un miliardo di dollari in misure di difesa improvvisate, come barriere in cavi d’acciaio sui raffinerie.
La proprietaria di Wildberries, Tatyana Kim, ha annunciato il 22 luglio l’avvio di compensazioni per circa 88.000 piccoli venditori colpiti, un impegno reso ancora più significativo dal fatto che, solo undici giorni prima degli attacchi, l’azienda aveva modificato alcuni contratti per classificare i raid come forza maggiore, limitando la propria responsabilità.
Il rapporto documenta inoltre un progressivo inasprimento del rapporto tra Stato e grandi capitali: a marzo Putin avrebbe chiesto direttamente ai principali imprenditori di finanziare lo sforzo bellico, mentre dall’inizio del conflitto duecento grandi aziende sono state oggetto di procedimenti di nazionalizzazione, con accuse che spaziano dalla corruzione a presunte privatizzazioni illegittime risalenti agli anni Novanta.
Casi come l’arresto dell’imprenditore Ilya Traber, legato a Putin fin dagli anni Novanta, o le inchieste su figure vicine ai fratelli Rotenberg, dimostrano secondo gli autori che nessuna vicinanza al potere garantisce più protezione. Ne risulta un’élite imprenditoriale sempre più vulnerabile e dipendente dal Cremlino, priva di reali strumenti di pressione politica, anche mentre i termini del patto con lo Stato diventano meno favorevoli.
Il commento di GrNet.it
La guerra economica per logoramento non è una novità dottrinale, ma colpire una piattaforma di e-commerce civile invece di un impianto energetico segna un salto di categoria negli obiettivi ucraini, spostando l’attrito dal fronte militare a quello della tenuta sociale interna russa. Resta da capire se questa pressione produca davvero fratture nell’élite economica o, al contrario, la spinga a serrare i ranghi attorno al Cremlino per pura sopravvivenza patrimoniale, come sembra suggerire l’analisi. Per l’Italia, che mantiene interessi commerciali residui e osserva con attenzione le dinamiche di rientro degli operatori occidentali in Russia a guerra finita, il punto sollevato sulla scomparsa delle garanzie di proprietà è un indicatore da monitorare più della propaganda bellica quotidiana. La vicenda ricorda che le sanzioni e gli attacchi mirati producono effetti non lineari, spesso opposti a quelli previsti nel breve periodo.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 28 luglio 2026




