Ucraina, la guerra aerea cambia volto: F-16 ed enfasi sulla difesa a strati

Un pilota russo si è lanciato con il paracadute vicino alla linea del fronte dopo che il suo Su-35 è stato abbattuto da un F-16 ucraino: l’episodio, avvenuto a luglio 2026, è il primo caso confermato di questo tipo e segna, secondo Justin Bronk del Royal United Services Institute (RUSI), un punto di misura sull’evoluzione della guerra aerea in Ucraina.
Nei primi due anni di invasione su vasta scala, le Forze aerospaziali russe (VKS) non erano riuscite a condurre una campagna efficace di soppressione delle difese aeree ucraine, restando così incapaci di incidere sull’andamento del conflitto a terra. Mosca aveva puntato soprattutto su attacchi a lungo raggio con missili da crociera e balistici contro infrastrutture energetiche, di trasporto e industriali. Nell’estate 2026, scrive Bronk, il quadro è profondamente diverso.
Il nucleo dell’Aeronautica ucraina è oggi rappresentato dalla 107ª Brigata, equipaggiata con F-16 e affiancata da un contingente più ridotto di Mirage 2000-5; restano in servizio anche alcuni MiG-29 e Su-27 per compiti di difesa aerea, incluso l’impiego di missili AGM-88 HARM contro le difese russe. Le missioni di difesa aerea rimangono le più frequenti, dato che Russia lancia più ondate settimanali di attacco composte da centinaia di droni monouso Geran-2 e Geran-3, droni-esca Gerbera, seguiti da missili da crociera Kh-101 e 9M728 e da missili balistici come il 9M723 e il Kh-47M2 Kinzhal.
La prima linea di difesa ucraina è costituita da reti dense di sistemi a corto raggio (SHORAD): artiglieria contraerea, sistemi semoventi come Gepard e Shilka, MANPADS Stinger e Igla, e migliaia di droni intercettori a basso costo. Secondo l’autore, questi assetti, economici e sostenibili nel tempo ma ad alta intensità di personale, abbattono oggi la maggioranza dei droni Geran e Gerbera, alleggerendo la pressione su missili contraerei più costosi.
I sistemi SAM ucraini sono ormai quasi interamente occidentali: NASAMS e IRIS-T SLS/SLM per la difesa di punto contro i missili da crociera, SAMP/T e Patriot come unica difesa efficace contro i missili balistici. Il rapporto individua nel rifornimento munizioni, in particolare degli intercettori PAC-2 GEM-T e PAC-3 MSE, la principale criticità, aggravata dal consumo su larga scala di queste stesse scorte da parte di Stati del Golfo e forze statunitensi durante l’Operazione Epic Fury contro attacchi iraniani.
Gli F-16 hanno abbattuto oltre 2.500 droni Geran e Gerbera dal 2025, ma l’impiego dei caccia contro bersagli di basso valore consuma ore di volo e missili aria-aria non sostenibili nel lungo periodo, spingendo i piloti a privilegiare cannone da 20 mm e razzi AGR-20 quando possibile. Bronk segnala inoltre come i bombardieri Su-34 russi, con centinaia di bombe plananti UMPK e UMPB settimanali, restino difficili da contrastare per gli F-16, i cui missili AIM-120 non raggiungono efficacemente questi velivoli in quota; l’arrivo previsto dei Gripen C/D svedesi con missili Meteor nel 2027 potrebbe cambiare questo equilibrio. Parallelamente, gli attacchi ucraini con droni a lungo raggio contro infrastrutture petrolifere russe stanno costringendo Mosca a disperdere le proprie difese aeree su un territorio più ampio, aprendo nuovi spazi operativi per le munizioni vaganti ucraine, in particolare intorno alla Crimea.
Il commento di GrNet.it
Un caccia di quarta generazione come l’F-16, dotato di radar e portata missilistica inferiori rispetto al Su-35 russo, riesce comunque ad abbatterlo: la dottrina d’impiego e l’esperienza accumulata contro sciami di droni contano quanto la superiorità tecnica dichiarata sulla carta. È un dato che merita attenzione per chi in Italia valuta l’integrazione di assetti aerei di generazioni diverse in un contesto di saturazione missilistica e droni a basso costo. Il vero collo di bottiglia descritto dal RUSI non è l’aeromobile ma la scorta di intercettori PAC-2 e PAC-3, conteso su più teatri contemporaneamente, dal Golfo all’Ucraina: un problema di filiera industriale che riguarda direttamente le forze armate italiane, dotate anch’esse di sistemi Patriot e SAMP/T. La lezione più immediatamente trasferibile riguarda forse la difesa a corto raggio: reti dense di SHORAD, economiche e ad alta intensità di personale, si confermano più sostenibili nel tempo dei caccia contro le minacce di massa a basso costo.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 27 luglio 2026




