Burnham a Downing Street: quale politica estera per il nuovo premier britannico

Quale sarà la prima prova internazionale del nuovo primo ministro britannico Andy Burnham? Secondo un commento pubblicato da RUSI (Royal United Services Institute) a firma di Rosalind Roberts, il neo-premier laburista eredita un contesto segnato da crisi difficilmente risolvibili ma anche da spazi concreti per esercitare influenza, in un momento in cui la priorità dichiarata resta la crescita economica interna, riassunta dallo slogan di Burnham di voler ottenere «buona crescita in ogni codice postale».
Il primo fronte è quello mediorientale: il collasso del cessate il fuoco statunitense con l’Iran e le violenze che continuano a colpire i traffici nello Stretto di Hormuz richiederanno attenzione immediata. Il memorandum d’intesa firmato a Islamabad, con un cessate il fuoco quadro e un periodo negoziale di sessanta giorni, resta teoricamente valido, e Londra dovrà segnalare il proprio impegno attraverso un’attività diplomatica verso Stati del Golfo, Turchia e Pakistan. Regno Unito e Francia hanno già annunciato l’intenzione di collaborare con l’Oman per garantire la sicurezza della navigazione nelle sue acque territoriali, ma l’autrice avverte che il premier dovrà evitare di essere trascinato in quello che rischia di trasformarsi in un conflitto permanente con Teheran, alimentato dall’adozione statunitense dell’approccio israeliano del «falciare l’erba» al posto di una soluzione strategica definitiva.
Sul fronte ucraino, l’ascendente militare di Kyiv e le crescenti difficoltà economiche russe alimentano la speranza di un cessate il fuoco, ma i segnali indicano piuttosto che Vladimir Putin possa cercare un’escalation per rivendicare una vittoria politicamente spendibile. Il rapporto sottolinea che un simile scenario porrebbe una sfida rilevante nei primi sei mesi di mandato di Burnham, ma potrebbe anche consentirgli di rafforzare la propria credibilità in politica estera, sostenendo la Ucraina insieme a Stati Uniti ed Europa e aiutando il presidente Zelensky a gestire le pressioni per un accordo prematuro.
Sullo sfondo di queste due crisi maggiori si colloca la trasformazione delle relazioni internazionali chiave del Regno Unito. Roberts individua nel doppio compito di mantenere gli Stati Uniti coinvolti nella NATO (North Atlantic Treaty Organization) e come partner di sicurezza e intelligence, costruendo al contempo un rapporto più stretto con l’Europa, la sfida centrale per Burnham. Il vertice con i leader dell’Unione europea, rinviato dopo le dimissioni di Keir Starmer, offrirà una prima occasione di confronto, anche se resta incerto se l’Europa sia davvero pronta a una relazione con Londra che superi definitivamente la logica della Brexit.
Il testo segnala inoltre le difficoltà strutturali che limitano gli strumenti a disposizione del premier: il Foreign, Commonwealth and Development Office è impegnato in una ristrutturazione interna che rischia di ridurre le capacità diplomatiche, mentre il Ministero della Difesa, pur avendo pubblicato il Defence Investment Plan, resta con un bilancio ridotto e interrogativi aperti sulla possibilità di raggiungere il 3,5 per cento del PIL in spesa per la difesa entro il 2035.
Il commento di GrNet.it
L’approccio statunitense all’Iran richiama la logica israeliana del contenimento perpetuo della minaccia più che la ricerca di una soluzione politica, un modello dottrinale che la Marina militare italiana conosce bene per averlo osservato da vicino nelle operazioni di sicurezza marittima nel Golfo. Per Roma, che ha interessi diretti nella libertà di navigazione a Hormuz e un dispositivo navale spesso schierato nell’area, la scelta britannica di coordinarsi con Francia e Oman apre uno spazio di cooperazione trilaterale a cui l’Italia potrebbe affiancarsi senza esporsi in prima linea. Resta però da capire quanto la nuova diplomazia di Burnham sia realmente orientata a un multilateralismo europeo rafforzato o resti condizionata dalla priorità di preservare il rapporto speciale con Washington. La distanza tra gli annunci di lungo periodo su Kyiv e i vincoli di bilancio della difesa britannica, con il traguardo del 3,5 per cento ancora incerto, è un tema che riguarda da vicino anche la pianificazione italiana verso gli obiettivi NATO.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 19 luglio 2026



