Mensa del carcere di Marassi, il sindacato della Polizia penitenziaria denuncia il caos

A un mese dalla prima segnalazione, il Sappe lamenta il peggioramento della situazione e chiede verifiche esterne
Genova, 7 luglio 2026 – A distanza di un mese dalla denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), la situazione nella mensa obbligatoria di servizio della Casa circondariale di Marassi non è migliorata. Secondo il sindacato, la qualità del servizio si sarebbe addirittura peggiorata, alimentando rabbia e indignazione tra il personale.
Il Sappe denuncia un servizio mensa sempre più distante dagli standard minimi previsti dal capitolato e dalle esigenze nutrizionali del personale. «Si continua a servire cibo ripetuto tra pranzo e cena, ignorando persino il menù previsto», denunciano il segretario generale Donato Capece e il segretario nazionale per la Liguria Vincenzo Tristaino. Emblematico, secondo il sindacato, il caso degli spiedini: cucinati a pranzo, riproposti riscaldati la sera e trasformati il giorno successivo in uno spezzatino.
Per il Sappe non si tratta soltanto di una questione gastronomica, ma di rispetto della dignità professionale e della salute dei lavoratori. «Una corretta alimentazione costituisce parte integrante della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro», sottolineano Capece e Tristaino, evidenziando come gli alimenti funzionali rappresentino «la nuova frontiera della nutrizione» per garantire le energie necessarie ad affrontare un servizio delicato e usurante.
Il sindacato ha già richiesto verifiche puntuali sulla qualità delle derrate alimentari, sulle grammature e sul rispetto dei menù autorizzati. «Se anche questa ulteriore denuncia cadrà nel vuoto, sarà inevitabile rivolgersi agli organi esterni di controllo», avvertono i rappresentanti del Sappe, citando il servizio di vigilanza sull’igiene e sicurezza dell’amministrazione della Giustizia (Visag), i Nas dei Carabinieri e l’Asl. «Non consentiremo che chi indossa l’uniforme dello Stato venga trattato con tanta superficialità», concludono.




