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Il momento Michael Corleone del premier iracheno Al Zaidi

«La guerra alla corruzione non è meno importante o pericolosa della lotta al terrorismo»: la frase è di Shibl al-Zaidi, capo dell’alleanza Khadamat, e riassume il tono con cui la coalizione che sostiene il primo ministro iracheno Ali Al Zaidi presenta l’operazione battezzata “Dawn”. Lo racconta Tanya Goudsouzian in un’analisi pubblicata da Responsible Statecraft, che ripercorre l’offensiva lanciata da Zaidi da quando ha assunto l’incarico di premier a maggio.

L’operazione ha aperto indagini su miliardi di dollari di fondi pubblici presumibilmente sottratti, colpendo funzionari, burocrati e attori politici legati al sistema di clientele che regge l’Iraq dal 2003. Secondo l’autrice, il sostegno arrivato dall’estero è ampio: funzionari statunitensi e parte della comunità internazionale vi leggono un segnale di svolta rispetto a un ventennio di malgoverno, mentre la Cina, tra i maggiori partner economici di Baghdad, ha interesse a una maggiore stabilità istituzionale. Anche figure interne all’establishment, come l’ex premier Nouri al-Maliki e il leader sciita Muqtada al-Sadr, hanno espresso pubblico appoggio alla campagna.

L’articolo inquadra la corruzione irachena come un fenomeno strutturale, non episodico. Dopo la caduta del regime baathista di Saddam Hussein nel 2003, i ministeri sono diventati spesso estensioni dei partiti, popolati da fedelissimi più che da tecnici, con reti di estrazione informale che si sono propagate a ogni livello della gerarchia. L’esempio più citato è il cosiddetto “colpo del secolo”, o “Baghdad job”: tra il 2021 e il 2022 circa 2.500 miliardi di dinari iracheni, pari a circa 1,9 miliardi di dollari, sono stati sottratti all’autorità fiscale attraverso prelievi fraudolenti orchestrati da un consorzio di società e funzionari.

Goudsouzian richiama anche le proteste che oltre un decennio fa attraversarono Baghdad, Bassora, Najaf, Kerbala e Hilla, alimentate da corruzione, carenza di elettricità, disoccupazione e servizi pubblici scadenti. L’allora premier Haider al-Abadi rispose con iniziative anticorruzione giudicate perlopiù cosmetiche. L’approccio di Zaidi viene descritto come diverso, perché sembra disposto ad affrontare un sistema che assegna incarichi sulla base dell’appartenenza etnica e settaria.

L’articolo segnala anche la pressione esercitata dall’inviato speciale statunitense per l’Iraq, Tom Barrack, definito «il banchiere di Baghdad», e ricorda che meccanismi di monitoraggio finanziario statunitensi possono aver contribuito a individuare transazioni sospette.

Kawa Hassan dello Stimson Center, citato nell’articolo, sostiene che il sistema politico settario, non pochi individui disonesti, sia la radice della corruzione in Iraq. Hassan osserva che finora la campagna ha colpito soprattutto politici e funzionari di secondo e terzo livello, in particolare figure legate al precedente governo di Mohammed Shia’ Al-Sudani e al partito Azm guidato da Muthanna al-Samarrai. Per l’autrice, la domanda aperta è se Zaidi voglia solo eliminare i rivali conservando gli alleati, o se sia davvero intenzionato a smontare l’architettura che ha reso possibile il sistema di clientele dal 2003 a oggi.

Il commento di GrNet.it

Il precedente più utile per leggere questa vicenda non è cinematografico ma politico-militare: la de-baathificazione voluta dall’Autorità provvisoria della coalizione nel 2003, che smontò l’apparato statale iracheno senza sostituirlo con istituzioni funzionanti, aprendo la strada proprio al sistema di spartizione settaria che oggi Zaidi dice di voler colpire. Se la campagna “Dawn” si limita a rimuovere singoli funzionari di secondo livello, come nota lo Stimson Center, rischia di riprodurre lo schema già visto con Abadi un decennio fa: riforme percepite come cosmetiche, che lasciano intatta l’architettura clientelare. Per un osservatore con esperienza di stabilizzazione post-conflitto, il nodo non è la volontà politica dichiarata, ma la capacità di modificare gli incentivi istituzionali che quel sistema riproduce a ogni livello di governo. Vale la pena seguire con attenzione se l’azione toccherà anche i vertici, e non solo gli avversari politici del premier.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 7 luglio 2026

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