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Burnham premier: il Regno Unito tra Manchester e il mondo

Nel giro di poche settimane il Regno Unito avrà un nuovo primo ministro. Andy Burnham, eletto da poco deputato dopo nove anni da sindaco della Greater Manchester, si avvia a succedere a Keir Starmer senza reali sfidanti interni al partito. È il punto di partenza da cui Anthony Dworkin, in un’analisi pubblicata dallo European Council on Foreign Relations, esamina le scelte di politica estera che attendono il leader laburista.

Burnham gode di ampio sostegno tra i parlamentari laburisti, che lo considerano la migliore carta per rilanciare la popolarità del partito e contenere l’avanzata del populismo di Reform UK. Sul piano interno la sua agenda è definita: crescita distribuita sui territori, strategia industriale, autosufficienza nei settori strategici, investimenti in edilizia popolare. Sulla politica estera, invece, Burnham ha detto molto meno, e questo potrebbe spingerlo a nominare un ministro degli Esteri di peso capace di gestire i dossier diplomatici più esposti al suo posto.

Secondo la ministra degli Esteri Yvette Cooper, Burnham è totalmente allineato al sostegno incondizionato all’Ucraina e crede fermamente nella NATO, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, e nelle partnership multilaterali britanniche. Jonathan Powell, consigliere per la sicurezza nazionale di Starmer, dovrebbe restare in carica almeno fino a fine anno, garantendo continuità. Su Gaza Burnham ha talvolta assunto posizioni più critiche verso Israele, avendo chiesto un cessate il fuoco già nell’ottobre 2023, ma Dworkin non prevede cambiamenti sostanziali di rotta.

Filo-europeo dichiarato, con moglie olandese, Burnham ha affermato nel 2025 di sperare in un rientro britannico nell’Unione europea, pur precisando durante la recente elezione suppletiva di non proporlo nell’immediato. Nel breve periodo il governo dovrà completare gli accordi UE-Regno Unito previsti per il summit del 22 luglio, che fisserà anche i prossimi passi del processo di riavvicinamento con Bruxelles.

Il nodo, per Dworkin, è che un’economia aperta di dimensioni medie come quella britannica non può perseguire prosperità e reindustrializzazione senza una strategia definita su commercio, catene di approvvigionamento, investimenti, energia e tecnologia, in un ordine internazionale che ha perso i tratti regolati su cui Londra faceva affidamento. Starmer ha sostenuto l’Ucraina e costruito coalizioni di sicurezza europee, ma senza offrire una visione complessiva del posizionamento britannico nel mondo: un compito che, secondo l’autore, Burnham è nella posizione di raccogliere, collegando la sua agenda di rigenerazione regionale a un internazionalismo radicato nelle comunità del paese.

Tra le scelte da compiere: rafforzare il rapporto politico con l’Europa, bilanciare la cooperazione con Washington con una maggiore capacità di resistere alle pressioni americane — soprattutto sull’intelligenza artificiale, tema assente dal discorso programmatico di Burnham ma centrale per alcuni ministri —, e ridefinire l’approccio verso le potenze emergenti. In questo senso pesa la presenza di Lord Jim O’Neill, ex Tesoro e coniatore dell’acronimo BRICS, tra i consiglieri economici di Burnham, favorevole a un maggiore coinvolgimento delle economie non occidentali. La presidenza britannica del G20 nel 2027 potrebbe offrire l’occasione per articolare questa visione, mentre la Cina resta, secondo Dworkin, tra le questioni strategiche destinate a definire la premiership.

Il commento di GrNet.it

Un premier che eredita la NATO come dato acquisito e rinvia la definizione di una politica estera propria non è un caso raro nella storia britannica recente, ma qui il rischio è che la delega implicita al ministro degli Esteri diventi assenza di indirizzo politico su dossier che non tollerano vuoti: Ucraina, Gaza, Cina. Per l’Italia, che dialoga con Londra su industria della difesa e coalizioni di sicurezza europee, contano più la continuità di Powell e Cooper che le intenzioni dichiarate del nuovo premier. Resta da vedere se l’ambizione di un internazionalismo radicato nei territori, evocata da Dworkin, si tradurrà in scelte concrete su AI e rapporti con le potenze emergenti o resterà una formula retorica priva di seguito operativo.


Fonte: ECFR · Pubblicato il 3 luglio 2026

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