Armenia, Pashinyan vince ma il Cremlino gioca sul lungo periodo

Secondo un’analisi del Royal United Services Institute (RUSI) firmata da Callum Fraser, Natia Seskuria e Sophie Williams-Dunning, le elezioni parlamentari armene del 7 giugno 2026 non vanno lette come una sconfitta russa, bensì come l’ultima applicazione di un manuale d’interferenza ibrida in fase di aggiornamento. Il partito del primo ministro Nikol Pashinyan, Civil Contract, ha conservato la maggioranza parlamentare con il 49,85% dei voti, ma ha perso sette seggi rispetto alla legislatura precedente, mancando di sei seggi la soglia della maggioranza costituzionale.
Il risultato più rilevante per Mosca è l’affermazione di Strong Armenia, il partito del miliardario filo-russo Samvel Karapetyan, fondato nel 2025, che ha ottenuto il 23,2% dei voti — il doppio di quanto i sondaggi prevedessero. Il RUSI riporta che fonti vicine all’Amministrazione presidenziale russa avevano dichiarato al quotidiano Vedemosti, nell’aprile 2026, che l’obiettivo dell’interferenza non era necessariamente impedire la vittoria di Pashinyan, bensì ricostituire un blocco politico filo-russo in Armenia, colmando il vuoto di rappresentanza che Mosca considerava «scomodo».
Il contesto è quello di un progressivo allontanamento di Yerevan dall’orbita russa: dal 2022 l’Armenia ha congelato la partecipazione alla Collective Security Treaty Organisation (CSTO), ha segnalato l’intenzione di candidarsi all’adesione all’Unione Europea e ha approfondito la cooperazione con i partner occidentali. Mosca ha risposto esercitando pressione economica — restrizioni alle importazioni agricole armene, minacce sulle forniture di gas a tariffa agevolata — e utilizzando la Eurasian Economic Union (EAEU) come leva per scoraggiare un avvicinamento a Bruxelles. Il 9 maggio 2026 il presidente Putin ha pubblicamente evocato per l’Armenia uno «scenario ucraino» in caso di integrazione europea, chiedendo un referendum tra EAEU e UE; la richiesta è stata ribadita al vertice EAEU di Astana dai presidenti di Russia, Bielorussia, Kazakhstan e Kirghizistan.
Sul fronte delle operazioni informative, la startup ucraina LetsData — specializzata nel rilevamento precoce di minacce online — ha condiviso con il RUSI dati raccolti tramite la piattaforma Vantage. Gli analisti hanno monitorato account e pagine classificati come «maligni» e collegati al Cremlino sulla base di indicatori comportamentali e di contenuto. Nei due mesi precedenti al voto, i contenuti che accusavano l’UE o l’Occidente di interferire nelle elezioni armene hanno totalizzato quasi 1.000 post o articoli, accumulando 4.668.899 visualizzazioni e 28.897 reazioni. Il materiale prodotto da canali allineati allo Stato russo è stato poi redistribuito attraverso reti filo-Cremlino su Telegram, TikTok e YouTube, con modalità analoghe a quelle già osservate in Moldova e Romania — incluso il ricorso alla Social Design Agency.
Un elemento distintivo rispetto alle campagne precedenti riguarda la tempistica: gli analisti di ISD e NewsGuard hanno rilevato che la campagna russa in Armenia è iniziata nell’aprile 2025, sette mesi prima rispetto agli sforzi comparabili condotti in Moldova. Questo anticipo suggerisce un’evoluzione tattica verso campagne di influenza più prolungate nel tempo.
Le implicazioni pratiche del mandato indebolito di Pashinyan sono concrete: senza maggioranza costituzionale, il premier incontrerà ostacoli nel modificare la Costituzione per rimuovere i riferimenti al Nagorno-Karabakh, condizione posta da Baku per proseguire i negoziati di pace. Ciò rischia di rallentare sia il percorso di integrazione europea sia i progetti di diversificazione economica, tra cui la cosiddetta Trump Route for International Peace and Prosperity.
Il commento di GrNet.it
L’interferenza ibrida russa in Armenia dimostra che il vero obiettivo non è vincere un’elezione, ma degradare la capacità di governo del vincitore: un mandato indebolito vale, per Mosca, quasi quanto un cambio di regime. Per l’Italia, che siede nel Consiglio di Associazione UE-Armenia e partecipa ai programmi di riforma del settore sicurezza nel Caucaso meridionale, questo schema operativo merita attenzione non solo come caso di studio regionale. La soglia di sette mesi di anticipo rispetto alle elezioni moldave segnala che le finestre temporali entro cui attivare contromisure si stanno restringendo, e che i meccanismi di allerta precoce oggi disponibili in ambito europeo potrebbero non essere calibrati su questa scala temporale. Vale la pena chiedersi se le strutture nazionali italiane preposte alla protezione del processo democratico — e quelle dei partner NATO — abbiano già adeguato i propri cicli di monitoraggio a campagne che operano su orizzonti superiori all’anno.
Fonte: RUSI · Pubblicato il 11 giugno 2026


