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Barrack e il difficile equilibrio americano tra Ankara, Damasco e Tel Aviv

Secondo un’analisi del Quincy Institute, l’ambasciatore americano in Turchia Tom Barrack, che ricopre anche il ruolo di inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria dal maggio 2025, sta conducendo una complessa opera di diplomazia parallela tra Ankara, Damasco, Beirut, Tel Aviv e Washington. Il suo operato ha generato reazioni contrastanti: mentre Israele lo accusa di essere troppo vicino alla Turchia e ostile agli interessi israeliani, in Turchia il governo lo apprezza ma ambienti nazionalisti lo criticano come un funzionario straniero che eccede i suoi compiti.

Barrack gode di vantaggi significativi agli occhi di Ankara: radici familiari nel Libano ottomano, assenza di vincoli diplomatici convenzionali, e soprattutto accesso diretto al presidente Trump attraverso una lunga amicizia personale. La sua nomina a inviato speciale per la Siria è stata accolta positivamente in Turchia come segnale che l’amministrazione Trump riconosce Ankara come potenza regionale emergente. Le sue dichiarazioni iniziali hanno coinciso largamente con le posizioni turche, in particolare l’enfasi sulla preservazione dell’integrità territoriale siriana e l’unità nazionale.

Un punto cruciale riguarda l’approccio alle Forze Democratiche Siriane (SDF), dominate dalle Unità di Protezione Popolare Curda (YPG). Barrack ha modificato radicalmente il linguaggio americano precedente, definendo esplicitamente l’SDF come «il YPG, un ramo del PKK» e affermando che gli Stati Uniti non devono ai curdi uno stato indipendente. Questa inversione di rotta ha soddisfatto le preoccupazioni di sicurezza turche storicamente frustrate dalla posizione americana. Barrack ha mantenuto contatti anche con il leader dell’SDF Mazloum Abdi, ma Ankara ha interpretato questi come pressione diplomatica per spingere l’integrazione con Damasco, non come tentativo di concedere status politico separato.

Tuttavia, Barrack ha toccato nervi sensibili turchi con riferimenti al sistema del millet ottomano (interpretato come proposta di autonomia per minoranze), commenti sulla riapertura del seminario di Halki, e dichiarazioni percepite come paternalistiche. Dopo il suo intervento al Forum di Diplomazia di Antalya, dove ha equiparato Israele e Hezbollah come «ugualmente inaffidabili» e ha affermato che i leader mediorientali capiscono solo la «forza», i partiti di opposizione turchi hanno chiesto di dichiararlo persona non grata. Erdogan tuttavia non lo ha attaccato, segnale che lo considera ancora un partner utile.

Le critiche israeliane sono più acute. Think tank filo-israeliani e senatori americani lo accusano di minare gli interessi USA con un approccio pro-Ankara. Tuttavia, le sue posizioni riflettono principalmente la visione di Trump: accogliere il ruolo di mediazione turco con Hamas, considerare il coinvolgimento di Ankara in una forza di stabilizzazione per Gaza, e procedere verso la revoca delle sanzioni sulla Siria e l’incontro tra Trump e il presidente siriano Ahmed al-Sharaa. Su Israele e Hezbollah, le osservazioni di Barrack sulla loro inaffidabilità trovano riscontro nelle violazioni documentate del cessate il fuoco in Libano. Il suo linguaggio equilibrato sulla frattura turco-israeliana mira a mantenere aperti i canali tra Ankara e Tel Aviv, evitando che la rivalità si consolidi in una linea di frattura regionale duratura.

L’analisi del Quincy Institute evidenzia come Barrack incarni una diplomazia personalistica che rispecchia la visione di Trump: non tanto un ambasciatore indipendente quanto un esecutore della strategia presidenziale. Per l’Italia e la NATO, questo solleva questioni sulla coerenza atlantica quando Washington privilegia relazioni bilaterali con Ankara su equilibri più ampi nel Mediterraneo. La capacità di Barrack di mantenere canali aperti tra Turchia e Israele, pur senza risolvere la frattura, suggerisce che Washington intende gestire—non eliminare—le tensioni regionali. Il rischio è che un approccio così personalizzato e transazionale lasci poco spazio alle istituzioni multilaterali e agli alleati europei nel definire l’architettura mediorientale.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 20 maggio 2026

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