Droni in guerra: la proliferazione incontrollata minaccia i civili

Secondo un’analisi pubblicata dal Quincy Institute, la diffusione militare dei droni sta trasformando il conflitto armato con conseguenze sempre più gravi per i civili. Gli attacchi con droni in zone di conflitto sono aumentati del 4.000% tra il 2020 e il 2024, e questi sistemi rappresentano ormai la scelta preferita dalle forze armate globali. Nel Sudan, i droni hanno causato l’80% dei decessi civili nei primi mesi del 2026, uccidendo almeno 880 persone.
L’articolo documenta la testimonianza di civili ucraini che vivono sotto la minaccia costante dei droni. Elena, residente a Luhansk, descrive la loro omnipresenza quotidiana: il suono caratteristico «come un vecchio motorino che passa sotto la finestra» genera terrore perché il dispositivo può rimanere in volo a lungo, creando incertezza sulle intenzioni dell’operatore. I civili intervistati associano i droni alla morte e riferiscono di reazioni di panico a qualsiasi rumore simile. In alcune città ucraine sono stati installati reti di nylon sulle strade per bloccare l’accesso dei droni. Anche i civili palestinesi affrontano sorveglianza e attacchi costanti da parte dei droni israeliani, che in alcuni casi hanno utilizzato registrazioni di bambini che piangono per attirare i civili fuori dai rifugi.
L’articolo evidenzia anche i danni secondari derivanti dai tentativi di intercettare i droni. Laura Walker McDonald dell’International Committee of the Red Cross spiega che abbattere un drone armato può causare caduta di frammenti, esplosioni o impatti in aree residenziali. I droni abbattuti possono inoltre contenere armi che i bambini scambiano per giocattoli, causando ferimenti.
Un problema critico riguarda l’attribuzione della responsabilità. Lauren Spink del Center for Civilians in Conflict sottolinea che la proliferazione di piccoli droni economici rende sempre più difficile identificare chi li utilizza. Nella Repubblica Democratica del Congo operano simultaneamente il governo, il gruppo armato M-23 e attori di sicurezza privata con droni propri. In Sudan, potenze straniere hanno fornito droni ai belligeranti, complicando ulteriormente la catena di responsabilità.
L’articolo nota che la tecnologia commerciale può essere facilmente militarizzata, aumentando il rischio di proliferazione incontrollata. Molly Campbell del Center for a New American Security suggerisce di aggiornare il Missile Technology Control Regime (MTCR), istituito dai paesi del G-7 nel 1987, per includere i droni più piccoli e le munizioni vaganti. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno recentemente reinterpretato le regole dell’MTCR per facilitare le esportazioni di droni avanzati, andando nella direzione opposta rispetto al controllo della proliferazione.
L’analisi del Quincy Institute solleva questioni operative che meritano attenzione anche nel contesto europeo e italiano. La difficoltà di attribuzione della responsabilità negli attacchi con droni—particolarmente rilevante in teatri come il Sahel e il Corno d’Africa dove l’Italia ha interessi strategici—complica la risposta legale e diplomatica. La decisione americana di allentare i controlli MTCR contrasta con la necessità europea di gestire la proliferazione; l’Italia, come membro NATO, dovrà navigare questa tensione tra alleanza atlantica e esigenze di stabilità regionale. Infine, il dato sulla proliferazione di droni commerciali modificati suggerisce che la difesa civile e la resilienza urbana diventeranno questioni di sicurezza interna sempre più rilevanti.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 21 maggio 2026




