Iran tra guerra nucleare e collasso interno: gli scenari dell’ECFR

Secondo un’analisi dell’European Council on Foreign Relations (ECFR), gli attacchi aerei israeliani e americani contro l’Iran nel febbraio 2026 hanno ucciso i vertici storici della Repubblica islamica, innescando un conflitto regionale più ampio. Uno degli obiettivi dichiarati dal presidente Trump è stato impedire che l’Iran acquisisca armi nucleari, una preoccupazione che occupa da decenni le cancellerie occidentali.
Tuttavia, i raid non hanno raggiunto l’effetto desiderato. Una precedente campagna aerea nel giugno 2025, denominata «guerra di 12 giorni», aveva già fallito nel neutralizzare il programma nucleare iraniano nonostante le affermazioni ufficiali americane. I funzionari del Pentagono hanno successivamente valutato che gli attacchi avevano arretrato il programma di soli uno o due anni. Rafael Mariano Grossi, direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), ha giudicato che le capacità tecniche iraniane rimanevano sostanzialmente intatte e che Teheran poteva ancora decidere di militarizzare il proprio arsenale nucleare. Inoltre, gli attacchi hanno prodotto un effetto contrario sul fronte della trasparenza: l’Iran ha risposto intensificando il blocco dei controlli internazionali sul suo programma nucleare attraverso l’AIEA.
La seconda campagna di bombardamenti dal febbraio 2026 non ha significativamente alterato l’equilibrio nucleare regionale. Ciò che è cambiato è la dinamica della leadership iraniana. L’assassinio di figure senior che avevano contribuito a fondare la Repubblica islamica nel 1979 ha portato al potere un’élite più militarizzata e indurrita, meno vincolata dal divieto religioso sulla proliferazione nucleare imposto dal precedente guida suprema. Dopo essere stata colpita due volte mentre negoziava con Washington, la leadership iraniana potrebbe ora considerare le armi nucleari come assicurazione sulla sopravvivenza.
Il futuro della Repubblica islamica rimane tuttavia incerto. Nel gennaio 2026, turbolenze nazionali hanno scosso il paese: la repressione politica e la miseria economica hanno eroso la tolleranza pubblica verso l’élite al potere. Il regime ha mantenuto il controllo ricorrendo a una forza brutale senza precedenti. Le recenti guerre, incluso il blocco americano alle esportazioni energetiche iraniane, hanno ulteriormente danneggiato l’economia. In questo contesto, Stati Uniti e Israele hanno incoraggiato gli iraniani a ribellarsi, sperando di provocare il collasso del regime.
L’ECFR ha sviluppato un progetto interattivo che esplora i possibili scenari futuri del programma nucleare iraniano, tracciando le azioni che potrebbero indicare quale scenario si sta sviluppando e i segnali di allarme che i responsabili politici dovrebbero monitorare.
L’analisi dell’ECFR evidenzia un paradosso strategico: i raid aerei, pur degradando tatticamente il programma nucleare iraniano, hanno rafforzato la determinazione di Teheran a perseguire l’opzione nucleare come deterrente di sopravvivenza. Per l’Italia e la NATO, questo significa che la stabilità regionale nel Medio Oriente rimane fragile e che il controllo della proliferazione nucleare richiede strumenti diplomatici che la sola forza militare non può sostituire. La radicalizzazione della leadership iraniana, combinata con il caos economico interno, crea un ambiente dove calcoli razionali potrebbero cedere il passo a logiche di sicurezza esistenziale.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 5 maggio 2026




