La Bulgaria di Radev tra promesse europee e ambiguità russa

Secondo un’analisi pubblicata dall’European Council on Foreign Relations (ECFR), la vittoria elettorale di Rumen Radev e del suo partito Progressive Bulgaria (PB) rappresenta una sfida per l’Unione europea, sebbene meno acuta di quella posta da Viktor Orbán in Ungheria. Radev, ex presidente pro-russo, ha ottenuto la prima maggioranza assoluta del parlamento bulgaro dal 1997, con circa il 45% dei voti e circa 130 seggi su 240. Tuttavia, non dispone di una supermajorità e dovrà contare sul supporto della coalizione pro-europea «We Continue the Change-Democratic Bulgaria» (PPDB) per attuare riforme costituzionali.
L’analisi dell’ECFR, basata su uno strumento di intelligenza artificiale che ha esaminato i programmi elettorali e le dichiarazioni pubbliche dei leader dei sei principali schieramenti politici bulgari tra gennaio e aprile 2026, suggerisce che la politica estera di un governo Radev assomiglierà più a quella del primo ministro slovacco Robert Fico che a quella di Orbán. Radev probabilmente esprimerà dissenso dalle politiche dell’UE e farà dichiarazioni ambigue durante i vertici ufficiali, ma è improbabile che blocchi le decisioni dell’Unione sulle sanzioni alla Russia e il sostegno all’Ucraina.
Le dichiarazioni di Radev rivelano tuttavia posizioni fortemente critiche verso le sanzioni occidentali a Mosca, affermando che «non portano benefici concreti e danneggiano solo le economie della Russia e dell’Unione europea». Ha inoltre sottolineato l’opportunità economica di importare petrolio russo attraverso il Mar Nero, e si è opposto fermamente alla firma di un accordo di cooperazione sulla sicurezza tra Bulgaria e Ucraina. Altre figure del PB hanno fatto dichiarazioni ambigue sulla questione della Crimea e sulla natura aggressiva di Putin.
Nonostante il manifesto del PB prometta investimenti nella difesa e una spesa del 5% del PIL, le dichiarazioni dei leader hanno ridimensionato questi impegni. L’analisi rivela che il PB, una volta considerate le posizioni dei leader, si sposta da una posizione pro-europea a una leggermente favorevole alla NATO. La coalizione PPDB rimane invece la più coerentemente pro-europea e pro-difesa tra tutti gli schieramenti.
La dipendenza di Radev dal supporto di PPDB per le riforme costituzionali, unita all’opinione pubblica bulgara (dove il 56% sceglie l’Europa come partner strategico contro l’8% per l’America), probabilmente costringerà il nuovo governo a moderare le posizioni più estreme. Tuttavia, l’analisi avverte che i leader bulgari hanno storicamente dimostrato una capacità di divergere significativamente dai loro impegni programmatici una volta al potere, rendendo il comportamento futuro del governo Radev potenzialmente imprevedibile.
La Bulgaria rappresenta un caso di instabilità strutturale che l’Italia e gli alleati europei devono monitorare attentamente: un leader pro-russo che governa con una coalizione pro-europea crea contraddizioni che potrebbero manifestarsi in modo acuto su questioni di sanzioni, difesa collettiva o cooperazione con l’Ucraina. La dipendenza di Radev da PPDB per le riforme costituzionali è un vincolo reale, ma insufficiente a garantire coerenza strategica in una regione dove la NATO ha responsabilità dirette di deterrenza verso il fianco orientale. L’esperienza storica bulgara di divergenza tra promesse e azioni suggerisce che occorre vigilanza costante, non assunzioni di stabilità.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 20 aprile 2026




