Bulgaria verso la stabilità: Radev e le sfide europee di un nuovo corso

Secondo un’analisi dell’European Council on Foreign Relations (ECFR), la Bulgaria ha concluso un quinquennio di frammentazione politica con la vittoria elettorale di Rumen Radev, candidato di Progressive Bulgaria, che ha ottenuto il 44% dei voti. Radev ha costruito la sua campagna su una piattaforma anti-corruzione e sulla promessa di mantenere il paese sulla rotta europeista, capitalizzando anche le proteste di dicembre 2025 contro il carovita legato all’ingresso nella zona euro e contro i modelli di corruzione associati al precedente premier Boyko Borissov e al magnate sanzionato Delyan Peevski.
Il nuovo parlamento risulterà significativamente meno frammentato rispetto ai precedenti, con un declino marcato della rappresentanza dei partiti legati a Borissov. Radev, ex pilota dell’aviazione militare, dovrebbe essere in grado di formare un governo autonomo e gode di ampi consensi per misure di modernizzazione militare e rafforzamento delle capacità difensive, in linea con l’aumento della spesa per la difesa in Europa.
Tuttavia, l’ECFR evidenzia elementi di cautela. Alcune dichiarazioni passate di Radev—in particolare su Crimea e questioni russo-europee—suscitano preoccupazioni circa l’emergere di un leader di stampo «Orban-style» con tendenze filorusse. In realtà, secondo l’analisi, Radev sarà più vicino al modello del premier slovacco Robert Fico: critico verso la Commissione europea su politica energetica e Green Deal, severo sui diritti delle minoranze nel contesto dell’allargamento (Macedonia del Nord e Serbia), ma generalmente non intenzionato a bloccare le grandi decisioni dell’UE su Ucraina e altri dossier strategici.
Sul piano europeo, Radev dovrà dimostrare capacità di negoziazione e assorbimento dei fondi UE, cruciali per l’economia bulgara e per alleviare le pressioni domestiche. La cooperazione con i partner europei e con la NATO sarà essenziale per accedere a strumenti come i prestiti Security Action for Europe (SAFE) e per realizzare l’agenda di modernizzazione difensiva.
L’ECFR sottolinea che le istituzioni bulgare rimangono vulnerabili alla cattura politica e che un leader con una maggioranza significativa potrebbe essere tentato di sfruttarla per consolidare reti di potere. Bruxelles dispone di leve attraverso il vincolo della condizionalità sullo stato di diritto nel quadro finanziario pluriennale, strumento utile per monitorare tentativi di manipolazione mediatica e giudiziaria e per difendere le istituzioni bulgare.
La stabilizzazione politica bulgara rappresenta un elemento positivo per la coesione NATO nel fianco sud-orientale europeo, specie considerando l’impegno dichiarato di Radev sulla modernizzazione difensiva. Tuttavia, il profilo ambiguo del nuovo premier—critico verso Bruxelles ma non apertamente ostile, con un passato di dichiarazioni filo-russe—richiede un monitoraggio attento da parte dell’Alleanza e dell’UE. L’Italia, come membro NATO e partner europeo, dovrà seguire con attenzione l’evoluzione delle istituzioni bulgare e la gestione dei fondi europei, evitando che la Bulgaria diventi un punto di fragilità nel dispositivo difensivo del fianco orientale.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 21 aprile 2026



