Guardia di Finanza

Truffa del «finto carabiniere», eseguite due misure cautelari in carcere

Sequestro preventivo finalizzato alla confisca dell’intero profitto illecito, stimato in circa 150 mila euro

Bolzano, 16 ottobre 2026. Nella prima mattinata di mercoledì i militari della Guardia di finanza del Comando provinciale di Bolzano hanno eseguito due provvedimenti di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti cittadini italiani, residenti in provincia di Salerno. Sono indagati per truffa, riciclaggio e autoriciclaggio, in concorso con altre cinque persone residenti tra le province di Salerno, Napoli e Bolzano.

Le indagini hanno ricostruito un articolato sistema di truffe per circa 150 mila euro. Secondo l’ipotesi investigativa, le somme sarebbero state riciclate attraverso vorticose operazioni bancarie su rapporti finanziari intestati a prestanome, accesi sia in istituti di credito italiani sia all’estero. Tra i soggetti che avrebbero messo a disposizione i propri rapporti bancari e le relative credenziali d’accesso c’è anche una bolzanina, indagata a piede libero.

L’attività investigativa è scaturita dall’esame delle denunce presentate da alcune vittime, dall’analisi della documentazione bancaria e dagli approfondimenti sui dati informatici estratti dai dispositivi in uso agli indagati, acquisiti nel corso delle perquisizioni.

Secondo gli accertamenti della Guardia di finanza, le condotte non sarebbero riconducibili a episodi isolati. Caratterizzate da una sistematica ricerca di strumenti e canali funzionali alla commissione delle frodi e alla successiva monetizzazione delle somme, avrebbero avuto l’obiettivo di ostacolarne la tracciabilità e di sottrarle a eventuali provvedimenti ablatori.

Tra le modalità individuate c’è quella del cosiddetto «finto carabiniere». Le vittime venivano contattate da soggetti che, qualificandosi falsamente come appartenenti alle Forze dell’ordine o funzionari di istituti bancari, prospettavano presunte operazioni fraudolente in corso sui loro rapporti finanziari.

Facendo leva sullo stato di allarme così generato, i truffatori inducevano le persone offese a trasferire le proprie disponibilità su conti correnti indicati come sicuri. Quei conti, in realtà, erano intestati a soggetti preventivamente individuati e reclutati proprio per tale finalità. Le somme venivano poi trasferite su ulteriori rapporti bancari, anche esteri, oppure prelevate in contanti, con una serie di operazioni dirette a dissimularne l’origine illecita.

Nel tempo le modalità si sarebbero evolute, fino all’impiego di identità digitali clonate per richiedere e ottenere finanziamenti da istituti di credito. Particolare rilevanza assumono due episodi ai danni di una società finanziaria: i due indagati avrebbero reperito e trasmesso alla società le identità digitali clonate, successivamente utilizzate per ottenere prestiti formalmente intestati a persone completamente estranee ai fatti.

Parallelamente, i finanzieri stanno eseguendo un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca dell’intero ammontare del profitto illecito. L’operazione si inserisce nel più ampio impegno della Guardia di finanza nel contrasto alle frodi economico-finanziarie e alle condotte di riciclaggio e autoriciclaggio, a tutela dei cittadini, delle imprese e dell’integrità del sistema economico.

Video del comunicato

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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