Lecce, scoperti tre depositi di merce contraffatta: 31 persone denunciate

Sequestrati oltre 67mila prodotti nel corso dell’ultima stagione estiva, di cui 7mila con marchi contraffatti
Lecce, 16 ottobre 2026 – La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Lecce ha concluso una vasta operazione contro la commercializzazione di prodotti contraffatti e potenzialmente dannosi per la salute pubblica. L’attività, svolta durante l’ultima stagione estiva, ha portato a un’intensificazione dei controlli economici sul territorio.
Attraverso un’analisi di rischio, il Gruppo di Lecce e la Tenenza di Porto Cesareo, dipendente dal Gruppo, hanno eseguito oltre 50 interventi lungo il litorale salentino e nei principali luoghi di aggregazione del capoluogo. Sono stati sottoposti a sequestro più di 67.000 prodotti, principalmente alimentari, estetici, elettronici e abbigliamento, privi dei necessari requisiti di tracciabilità e sicurezza. Di questi, 7.000 recavano marchi contraffatti.
Nell’hinterland di Lecce sono stati individuati tre depositi clandestini, gestiti da soggetti extracomunitari. Da qui la merce veniva prelevata dai singoli venditori ambulanti e posta in commercio prevalentemente lungo le coste salentine. Le perquisizioni hanno permesso di sequestrare circa 1.100 prodotti, tra capi di abbigliamento, borse e accessori con false riproduzioni di note griffe, tra cui Moncler, Stone Island, Dior, Pinko, Nike, Prada, Gucci e Adidas.
Sono 31 le persone denunciate alla Procura della Repubblica di Lecce per le ipotesi di reato di introduzione e commercio nello Stato di prodotti industriali con marchi o segni distintivi falsi, nonché di ricettazione. Sanzioni amministrative per oltre 5.000 euro sono state inoltre comminate nei confronti di cinque soggetti, segnalati alle autorità deputate al controllo sulla sicurezza dei prodotti.
Le indagini proseguono e sono ora finalizzate alla disarticolazione della catena logistica, organizzativa e strutturale della filiera. Il comunicato ricorda che «la contraffazione è un moltiplicatore di illegalità». Alimenta i circuiti sommersi del lavoro nero, dell’evasione fiscale, del riciclaggio e della criminalità organizzata, e genera potenziali fonti di finanziamento delle organizzazioni terroristiche.






