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Vance dice di controllare la crisi yemenita, gli Houthi smentiscono contatti diretti

Porto di Mokha appena caduto, isole strategiche vicino allo stretto di Bab el-Mandeb sotto controllo Houthi, oltre 100.000 sfollati nel giro di pochi giorni: è la scena descritta da Responsible Statecraft, la testata del Quincy Institute, nell’articolo firmato da Blaise Malley e dedicato all’escalation in Yemen di metà settembre 2026.

Il vicepresidente statunitense JD Vance ha dichiarato lunedì che Washington è in contatto costante con gli Emirati, l’Arabia Saudita e altri attori regionali coinvolti, e che gli Stati Uniti stanno gestendo (nelle sue parole, sono «on top of») una situazione che ha definito «fluida» e «dinamica». Vance ha inoltre affermato che vi sarebbero conversazioni dirette con gli stessi Houthi. Il bureau politico del movimento, noto anche come Ansar Allah, ha però smentito l’esistenza di tali contatti diretti, secondo quanto riportato dal New York Times.

Sul terreno, l’avanzata Houthi ha riacceso i combattimenti su larga scala nello Yemen e provocato raid aerei sauditi, mentre il gruppo ha lanciato missili e droni contro obiettivi all’interno del territorio saudita. Un portavoce militare saudita ha riferito martedì che gli attacchi hanno ferito 13 persone in tre città del Regno; secondo gli Houthi, Riyadh avrebbe condotto oltre 50 attacchi nell’arco di 24 ore lunedì.

Gli Stati Uniti mantengono un cessate il fuoco con gli Houthi dal maggio 2025, quando il presidente Donald Trump annunciò la fine della campagna di bombardamenti quotidiani in Yemen, che secondo i dati citati nell’articolo aveva causato 208 vittime civili. Trump ha recentemente ribadito l’intenzione di rispettare la tregua ed evitare attacchi diretti, sostenendo che «la maggior parte delle navi passa» comunque per il Mar Rosso, con l’eccezione dei natanti sauditi.

Gli esperti di trasporto marittimo citati nell’articolo confermano che le navi non saudite continuano ad attraversare lo stretto, ma prevedono un rialzo dei premi assicurativi dopo la presa di controllo Houthi. Il traffico era già in calo rispetto ai livelli precedenti la crisi: secondo dati Kpler, lunedì sono transitate 21 navi mercantili attraverso Bab el-Mandeb, contro le 28 di domenica e una media di 70 prima dell’ultima fase della crisi nel Mar Rosso.

Trump avrebbe inoltre respinto le pressioni del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman per un nuovo intervento militare contro le posizioni Houthi. Annelle Sheline, ricercatrice del Quincy Institute per il Medio Oriente, ha dichiarato a Responsible Statecraft che, anche qualora Trump cedesse alla pressione dell’aumento dei prezzi del petrolio, operazioni militari di questo tipo sarebbero verosimilmente inefficaci, come già avvenuto sotto l’amministrazione Biden nel 2024 e sotto lo stesso Trump nel 2025. Sheline propone invece che Washington spinga Riyadh verso un approccio diverso: ascoltare gli Houthi, revocare il blocco, interrompere il sostegno alle milizie anti-Houthi e costruire una relazione di lavoro con Ansar Allah come leva per allentarne i legami con Teheran.

Il commento di GrNet.it

Ha senso parlare di controllo della situazione quando la controparte smentisce pubblicamente l’esistenza stessa dei contatti rivendicati? La divergenza tra la versione di Vance e quella del bureau politico Houthi non è un dettaglio comunicativo: segnala che Washington sta gestendo la crisi more per canali indiretti, forse tramite Riyadh o Abu Dhabi, senza un’interlocuzione diretta verificabile. Il crollo del traffico mercantile a Bab el-Mandeb, da 70 navi di media a 21 in un giorno, è il dato che pesa più di ogni dichiarazione politica, perché tocca l’Italia in modo diretto attraverso il costo assicurativo del naviglio e le rotte verso Suez. La proposta di Sheline, aprire un canale stabile con Ansar Allah invece di ripetere raid già rivelatisi inefficaci nel 2024 e nel 2025, resta minoritaria nel dibattito americano ma pone una domanda che riguarda anche la postura europea nel Mar Rosso: insistere su una deterrenza che non ha funzionato o ripensare l’approccio.


Fonte: Quincy · Pubblicato il 15 settembre 2026

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