Quarto suicidio nel carcere di Torino, il sesto in Piemonte dall’inizio dell’anno

Un detenuto svizzero si è tolto la vita nel padiglione B. Il sindacato: «Non è emergenza, è condizione strutturale»
Torino, 9 settembre 2026 – Nella tarda serata di ieri un detenuto di nazionalità svizzera, con posizione giuridica definitiva e ancora un lungo residuo di pena da scontare, si è tolto la vita all’interno del padiglione B della Casa Circondariale di Torino. È il quarto suicidio dall’inizio dell’anno nella struttura torinese e il sesto complessivamente negli istituti penitenziari del Piemonte.
Un agente della Polizia Penitenziaria ha scoperto il detenuto durante il normale giro di controllo serale. Scattato l’allarme, è intervenuto il personale sanitario con un’ambulanza medicalizzata, ma poco prima della mezzanotte il medico ha constatato il decesso.
Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) ha commentato l’accaduto con una denuncia sulla condizione del sistema carcerario. «Siamo di fronte all’ennesimo dramma che si consuma in un carcere e che non può essere liquidato come una semplice emergenza», afferma Donato Capece, segretario generale del Sappe. «L’emergenza, per definizione, è qualcosa di improvviso e imprevedibile. Qui, invece, siamo davanti a una condizione strutturale, conosciuta e denunciata da anni».
Il sindacato sottolinea anche l’impatto psicologico su chi lavora in carcere. «Il collega che ha trovato il detenuto e dato immediatamente l’allarme ha agito con tempestività e sangue freddo. Ma troppo spesso si dimentica il prezzo che questi eventi lasciano addosso agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria», prosegue Capece. «Un suicidio può generare stress, senso di colpa, impotenza e un profondo logoramento psicofisico».
Vicente Santilli, segretario nazionale del Sappe per il Piemonte, evidenzia le carenze strutturali: «Non possiamo continuare a chiedere a un agente, spesso solo in una sezione con decine di detenuti, di essere contemporaneamente sorvegliante, sentinella del rischio suicidario, mediatore dei conflitti e punto di riferimento per persone che presentano fragilità psichiche e sociali». Secondo Santilli, sovraffollamento, carenza di organico e insufficiente presa in carico sanitaria sono «tre facce della stessa crisi del sistema penitenziario».
Il Sappe chiede interventi immediati e strutturali: rafforzamento degli organici della Polizia Penitenziaria, presenza effettiva e continuativa dei servizi sanitari e psicologici, protocolli operativi per la prevenzione del rischio suicidario e adeguato sostegno al personale coinvolto in eventi traumatici.


