Sassonia-Anhalt, la vittoria dell’AfD e i suoi limiti reali

«Se non un evento politico sismico, può almeno essere interpretato come la scossa di avvertimento di un terremoto in arrivo»: così Chatham House descrive il voto del 6 settembre in Sassonia-Anhalt, dove Alternative für Deutschland (AfD) ha conquistato il 43,8 per cento dei consensi, più del doppio rispetto al 2021. Il partito guidato da Ulrich Siegmund ottiene 39 seggi su 83 nel Landtag di Magdeburgo, a tre soli dalla maggioranza assoluta: da qui la definizione di svolta storica per la democrazia tedesca, poiché mai dal 1945 una formazione classificata come estrema destra aveva vinto un’elezione statale.
Il think tank britannico invita comunque alla cautela interpretativa. Il dato più rilevante non riguarda tanto la possibilità che l’AfD formi un governo, quanto la capacità dimostrata dal partito di mobilitare l’elettorato con un messaggio più propositivo. Il Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW), la nuova formazione della ex leader della Linke, ha superato la soglia del 5 per cento e potrebbe giocare un ruolo nella formazione dell’esecutivo regionale, pur avendo escluso di sostenere Siegmund come ministro-presidente.
La Sassonia-Anhalt viene descritta come un laboratorio utile per comprendere la trasformazione politica in atto in Germania: dalla riunificazione la popolazione è scesa a circa 2,12 milioni di abitanti, con chiusura di servizi pubblici e crisi dell’industria chimica, settore identitario per la regione. La disoccupazione ad agosto 2026 si attestava all’8,2 per cento contro il 6,5 nazionale, mentre le insolvenze aziendali sono aumentate del 23,9 per cento nel 2025, più del doppio della media nazionale del 10,3 per cento.
Un paradosso segnalato dal rapporto riguarda la migrazione: gli stranieri residenti sono circa il 7,9 per cento della popolazione, contro il 14,9 nazionale, eppure il tema resta al primo posto tra le preoccupazioni degli elettori da oltre un decennio, fenomeno già documentato dalla ricerca sulla Germania orientale.
Sul piano elettorale, gli autori parlano di un passaggio dal voto di protesta al voto di adesione: in luglio il 36 per cento degli elettori indicava l’AfD come il partito più affidabile per risolvere i problemi dello Stato, contro il 9 per cento del 2021. Le analisi preliminari dei flussi di voto stimano che l’AfD abbia intercettato 157.000 ex astensionisti e 83.000 ex elettori della CDU, il partito del cancelliere Friedrich Merz, sceso al 17,2 per cento.
Le conseguenze indicate riguardano soprattutto il Bundesrat, dove il nuovo governo regionale disporrebbe di quattro voti utili in mozioni ravvicinate, e il test elettorale del 20 settembre nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove l’AfD è già in vantaggio nei sondaggi. Il rapporto ricorda infine che il partito è classificato come iniziativa di estrema destra dai servizi segreti regionali dal novembre 2023, circostanza che non impedisce di governare ma che renderà oggetto di controllo giudiziario eventuali provvedimenti su scuola, migrazione, polizia e istituzioni culturali. Chatham House chiude segnalando un dato di scala: i 576.037 voti ottenuti rappresentano circa l’1 per cento dell’elettorato federale di 59,2 milioni, a conferma della natura ancora localizzata della svolta.
Il commento di GrNet.it
Un ministero degli Interni regionale che passa sotto il controllo di un partito classificato come estremista dai servizi segreti mostra bene dove si gioca la partita più concreta: non nei proclami sulla Russia o sulle sanzioni, che restano competenza federale, ma nella gestione quotidiana di scuole, polizia e istituzioni culturali, terreno su cui la magistratura amministrativa tedesca sarà chiamata a intervenire caso per caso. Per un osservatore italiano colpisce la fragilità della soglia dei tre seggi mancanti alla maggioranza assoluta, che trasforma ogni deputato CDU in un potenziale punto di rottura del cosiddetto Brandmauer. Il parallelo con la traiettoria del Rassemblement National in Francia, richiamato dagli stessi autori, suggerisce che la strategia dello stigma politico ha una data di scadenza ovunque in Europa, Italia compresa, dove il sistema dei partiti tradizionali affronta pressioni non dissimili nelle aree periferiche. Resta da capire se la capacità di mobilitazione degli astensionisti mostrata da Siegmund sia replicabile su scala federale o resti, come indica il rapporto, un fenomeno legato alle specifiche condizioni demografiche e industriali della Sassonia-Anhalt.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 7 settembre 2026




