Polizia Penitenziaria

Colonie agricole per diecimila detenuti, il Sappe propone di alleggerire il sovraffollamento

Il sindacato della Polizia Penitenziaria rilancia il modello delle strutture a vocazione agricola per ridurre l’ozio e offrire formazione professionale

Roma, 3 settembre 2026 – Il Sappe, sindacato della Polizia Penitenziaria, torna a proporre il rilancio delle colonie agricole penali come strumento per decongestionare le carceri italiane. La proposta, illustrata in un articolo di Giovanni Battista de Blasis, direttore editoriale della Rivista Polizia Penitenziaria e segretario generale aggiunto del Sappe, ipotizza di impiegare progressivamente fino a diecimila detenuti in attività lavorative e formative attraverso una rete nazionale di case di reclusione a vocazione agricola, ambientale e produttiva.

Secondo de Blasis, il progetto dovrebbe partire dal potenziamento delle strutture già esistenti: Isili, Is Arenas e Mamone. «Non avrebbe senso immaginare subito nuove strutture senza prima valorizzare ciò che già abbiamo e che può diventare il primo nucleo di un grande progetto nazionale», afferma. L’obiettivo è coniugare riduzione del sovraffollamento, lavoro penitenziario, formazione professionale e cura di territori di particolare pregio naturalistico, guardando anche alle esperienze già consolidate come Gorgona.

De Blasis propone di ispirasi ai modelli scandinavi e tedeschi, che da decenni puntano sul lavoro dei detenuti, sulla responsabilizzazione e sull’acquisizione di competenze professionali come strumenti concreti di reinserimento. La proposta include anche il possibile recupero, con formule moderne e compatibili con la tutela ambientale, di realtà come Pianosa, Asinara e Capraia.

«Non si tratta di riproporre le colonie penali del passato – spiega de Blasis – ma di costruire un sistema detentivo moderno nel quale una parte dei detenuti possa lavorare, imparare un mestiere e contribuire alla tutela e alla valorizzazione del territorio». Il segretario generale del Sappe, Donato Capece, sostiene l’iniziativa: «È un’idea che merita di essere approfondita con grande attenzione. Di fronte al sovraffollamento non possiamo limitarci a pensare soltanto a nuove celle: lavoro, formazione e responsabilizzazione dei detenuti possono rappresentare una parte importante della soluzione, garantendo naturalmente organici, mezzi e condizioni di sicurezza adeguate alla Polizia Penitenziaria».

Redazione GrNet - Sicurezza e Difesa

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