Carceri, il Sappe chiede strutture specializzate per detenuti violenti

Il sindacato della polizia penitenziaria propone la riapertura di Pianosa e Asinara o la creazione di istituti dedicati
Roma, 23 agosto 2026 – Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio un cambio di strategia nella gestione dei detenuti ad altissima criticità. Secondo il segretario generale Donato Capece, il sistema carcerario non può continuare a «spostare il problema da un istituto all’altro» di fronte a reclusi che aggrediscono ripetutamente gli agenti, devastano le sezioni e minacciano altri detenuti.
Il Sappe propone di utilizzare pienamente gli strumenti già previsti dall’ordinamento penitenziario, in particolare gli articoli 14-bis e 32, che consentono regimi di sorveglianza particolare e l’assegnazione a istituti specializzati per detenuti il cui comportamento richieda cautele specifiche. «Non chiediamo leggi speciali – sottolinea Capece –. Chiediamo semplicemente che lo Stato utilizzi fino in fondo gli strumenti che già possiede».
Il sindacato evidenzia come la gestione quotidiana dei detenuti violenti ricada pesantemente sulla polizia penitenziaria. Gli agenti affrontano spesso aggressioni a mani nude senza strumenti individuali non letali, dovendo avvicinarsi fisicamente al detenuto per bloccarlo. «Un singolo detenuto può arrivare a ferire quattro, cinque o più poliziotti», osserva Capece, sottolineando anche il crescente timore degli operatori per le conseguenze giudiziarie delle loro azioni.
Il Sappe propone la realizzazione di strutture nazionali specializzate, eventualmente in realtà insulari come Pianosa e Asinara, progettate secondo criteri diversi dal carcere ordinario: piccoli numeri, sezioni autonome, elevato rapporto agenti-detenuti, videosorveglianza moderna, sistemi di sicurezza elettronici, personale formato e assistenza sanitaria permanente.
Il sindacato sottolinea come il carcere stia progressivamente diventando il luogo dove vengono scaricate problematiche che richiederebbero risposte sanitarie e sociali. Al 31 dicembre 2025 risultavano 20.767 detenuti tossicodipendenti su 63.499 presenti, circa uno ogni tre. «Tossicodipendenza e disagio psichiatrico non significano automaticamente violenza – precisa Capece –. Ma quando si accompagnano a condotte aggressive e reiterate, il sistema deve rispondere con strumenti adeguati».
Il criterio di assegnazione alle strutture specializzate, secondo il Sappe, non deve essere la diagnosi o la nazionalità, ma il comportamento concretamente tenuto durante la detenzione: aggressioni gravi o reiterate, violenza sistematica, sopraffazione e danneggiamenti continui. «Separare chi manifesta sistematicamente comportamenti violenti significa proteggere anche gli altri detenuti e tutto il personale», conclude Capece, chiedendo al ministro Nordio di convocare urgentemente le organizzazioni sindacali per aprire un confronto serio sul tema.



