Guerra all’Iran: 45 drone Reaper persi, 1,3 miliardi di dollari in cinque mesi

Quanto costa, in termini materiali, sostenere una campagna aerea prolungata contro un avversario dotato di difese antiaeree avanzate? La risposta arriva da un’inchiesta del Washington Post, ripresa da Responsible Statecraft: da quando è iniziata la guerra contro l’Iran, gli Stati Uniti hanno perso 45 drone MQ-9 Reaper, per un valore stimato di almeno 1,3 miliardi di dollari.
Ogni velivolo costa tra i 30 e i 50 milioni di dollari, in base al carico di sensori e armamento installato. Le perdite corrispondono a circa un quarto della flotta pre-bellica di Reaper, bruciata in appena cinque mesi di conflitto.
Un funzionario della Difesa ha precisato al Washington Post che non tutti gli apparecchi sono stati abbattuti dalle forze iraniane: alcuni sono andati perduti per l’interruzione del collegamento di comunicazione con gli operatori a terra. Il numero esatto di questi casi non è stato reso noto.
Justin Logan, direttore degli studi su difesa e politica estera al Cato Institute, ha dichiarato a Responsible Statecraft che questa sequenza di notizie mostra quanto l’amministrazione Trump stia consumando gli arsenali americani per sostenere la guerra: prima gli intercettori, poi gli spiegamenti navali, ora i drone, «e domani sarà qualcosa di nuovo». Secondo Logan, gli alleati regionali degli Stati Uniti ne sono consapevoli, ed è per questo che — con l’eccezione di Israele e in parte degli Emirati Arabi Uniti — spingono per una de-escalation piuttosto che per una ripresa integrale del conflitto.
Il Reaper non è l’unico sistema d’arma costoso perso dall’inizio delle operazioni, avviate a fine febbraio. Un drone MQ-4 Triton, del valore di 238 milioni di dollari, è precipitato in un incidente sul Golfo Persico nel mese di aprile. Un attacco iraniano con missili e drone contro una base statunitense in Arabia Saudita ha danneggiato, a fine marzo, un aereo radar E-3 Sentry AWACS, stimato in circa 300 milioni di dollari.
Fonti citate da Reuters riferiscono che gli Stati Uniti hanno consumato «praticamente tutti» i missili da attacco di precisione a lungo raggio disponibili. Il Pentagono ha più volte richiesto al Congresso il rifinanziamento di queste scorte, che possono costare milioni di dollari per unità e richiedere anni di produzione, ipotizzando pacchetti supplementari per decine di miliardi di dollari.
La vulnerabilità del Reaper non riguarda solo il fronte iraniano. I ribelli Houthi dello Yemen ne hanno abbattuti sette durante l’Operazione Rough Rider, la campagna statunitense della primavera scorsa contro gli attacchi alle navi nel Mar Rosso, tre dei quali in una sola settimana di aprile.
Di fronte all’accumulo di perdite, il Pentagono ha iniziato a cercare alternative più economiche. Un bando della Defense Innovation Unit pubblicato in luglio richiede progetti producibili in grandi quantità e a basso costo entro cinque anni, definendo insostenibile la dipendenza da velivoli «a bassa densità e alto valore» contro sistemi di difesa aerea avanzati.
Il commento di GrNet.it
Il rapporto tra costo e vulnerabilità dei sistemi ad alto valore non è un problema nuovo: già negli anni della guerra fredda la dottrina occidentale si interrogava su quanti asset costosi si potessero permettere di perdere contro una difesa aerea integrata sovietica, prima che il calcolo economico diventasse insostenibile. Il caso Reaper mostra che lo stesso dilemma si ripropone oggi contro un avversario regionale con capacità antiaeree meno sofisticate ma comunque efficaci. Per chi pianifica capacità nei ministeri della Difesa europei, incluso quello italiano che impiega piattaforme della stessa famiglia per la sorveglianza, il dato dei 45 velivoli persi in cinque mesi pone una domanda diretta sulla sostenibilità dei sistemi unmanned di fascia alta in scenari ad alta intensità. La ricerca del Pentagono di alternative economiche e prodotte in massa segnala un cambio di paradigma che meriterebbe attenzione anche nei programmi di acquisizione italiani, oggi ancora orientati su piattaforme costose e a bassa numerosità.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 17 agosto 2026



