Intelligenza artificiale e stagnazione della produttività: il paradosso del progresso tecnologico

Secondo un’analisi dell’European Council on Foreign Relations (ECFR), il dibattito sull’intelligenza artificiale rischia di oscurare un problema strutturale più profondo: il rallentamento globale della produttività e dell’innovazione. Il tema è al centro di un episodio del podcast ECFR registrato il 30 aprile 2026, in cui Mark Leonard conversa con Carl Benedikt Frey, professore associato di AI e lavoro all’Oxford Internet Institute e autore del volume How Progress Ends: Technology, Innovation and the Fate of Nations.
Frey sostiene che il progresso tecnologico non sia né inevitabile né garantito. Nonostante i rapidi avanzamenti nel campo dell’informatica, di internet e dell’intelligenza artificiale, la crescita della produttività rimane stagnante. La tesi centrale è che l’innovazione dipenda non solo dalle scoperte tecnologiche, ma anche dalle istituzioni, dagli incentivi e dalle condizioni politiche che permettono alle società di adattarsi e di scalare le nuove idee.
La conversazione esplora il rapporto tra l’ascesa dell’AI e il mutato equilibrio tra innovazione e concentrazione del potere economico. Un passaggio rilevante riguarda la Cina: l’adozione da parte di Pechino di modelli AI a pesi aperti (open-weight) potrebbe mettere alla prova la leadership tecnologica americana, alterando gli equilibri nella competizione tra Stati Uniti, Cina ed Europa.
Sul fronte europeo, il dibattito si concentra su una contraddizione persistente: nonostante i punti di forza nel settore manifatturiero, l’Europa continua a faticare nelle industrie digitali. Gli autori non offrono una risposta univoca, ma il quadro che emerge suggerisce che le difficoltà europee abbiano radici istituzionali e di mercato, non meramente tecnologiche.
Tra le domande che strutturano la riflessione: l’AI è davvero in procinto di inaugurare una nuova stagione di prosperità diffusa? Perché la crescita della produttività è rimasta debole nonostante decenni di avanzamenti tecnologici? E qual è il rischio maggiore per le economie avanzate — una crisi geopolitica o la fine del progresso stesso?
Il podcast non fornisce risposte definitive, ma pone in discussione l’ottimismo tecnologico prevalente, invitando a considerare le condizioni sistemiche — politiche, istituzionali, economiche — senza le quali nessuna innovazione riesce a tradursi in benessere collettivo.
Il commento di GrNet.it
L’analisi trascura quasi del tutto la dimensione della sicurezza nazionale insita nella competizione tecnologica: la stagnazione della produttività nelle economie occidentali non è solo un problema di crescita, ma incide direttamente sulla base industriale e sulla capacità di sostenere programmi di difesa nel lungo periodo. Per l’Italia, che dipende in misura significativa dalla manifattura tradizionale e che sconta ritardi strutturali nel digitale, il nodo non è soltanto come adottare l’AI, ma se le condizioni istituzionali esistenti consentano di farlo in modo da generare capacità durevoli, anche in ambito duale. La questione degli open-weight model cinesi merita attenzione specifica: se Pechino riuscisse effettivamente a erodere il vantaggio americano in questo settore, le ricadute sui sistemi d’arma autonomi e sulle capacità C4ISR alleate sarebbero tutt’altro che trascurabili. Vale la pena chiedersi se il dibattito europeo sulla sovranità digitale stia affrontando questa dimensione con sufficiente concretezza operativa.
Fonte: ECFR · Pubblicato il 12 giugno 2026




