Transizione energetica nel Golfo: sfide geopolitiche e incertezze regionali
Secondo un’analisi pubblicata da Chatham House, i paesi del Golfo Persico si trovano di fronte a una sfida strategica complessa: gestire la transizione energetica globale verso fonti rinnovabili mantenendo il ruolo centrale che il petrolio e il gas naturale hanno esercitato nella loro economia e influenza geopolitica per decenni. La seconda parte di una serie di approfondimenti della testata londinese affronta specificamente come le nazioni della regione stanno affrontando – e potrebbero essere colpite da – il passaggio verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
L’analisi, condotta attraverso interviste con esperti di energia e geopolitica del Medio Oriente, esamina le strategie di adattamento dei governi del Golfo di fronte alla riduzione della domanda globale di combustibili fossili. La ricerca si concentra su come questi paesi stanno cercando di diversificare le loro economie e quali opportunità e rischi emergono da questo processo di trasformazione strutturale.
Un elemento di complessità aggiuntiva è rappresentato dal conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e dalle conseguenti perturbazioni intorno allo Stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia del commercio energetico mondiale. Secondo l’analisi, questo conflitto potrebbe avere implicazioni significative per la stabilità energetica regionale nel medio e lungo termine, influenzando sia la capacità produttiva che le rotte di esportazione del petrolio e del gas.
L’approfondimento si basa su una prospettiva storica, riprendendo i risultati della prima parte della serie pubblicata ad aprile, che aveva analizzato come i paesi del Golfo siano diventati esportatori dominanti di combustibili fossili e quale ruolo l’energia abbia giocato nelle dinamiche geopolitiche e nei conflitti regionali. Questa contestualizzazione storica serve a comprendere meglio le opzioni disponibili per la transizione energetica contemporanea.
Gli esperti coinvolti – Robin Mills (Qamar Energy e Centro di Politica Energetica Globale della Columbia University), Neil Quilliam (Chatham House e Azure Strategy) e Jessica Obeid (New Energy Consult) – offrono prospettive complementari su come le economie petrolifere del Golfo possono navigare il passaggio verso un sistema energetico decarbonizzato, quali sono i vincoli politici e economici che affrontano, e come le tensioni regionali potrebbero accelerare o rallentare questo processo di trasformazione.
Per l’Italia e la NATO, la stabilità energetica del Golfo rimane critica: qualsiasi interruzione delle forniture attraverso Hormuz avrebbe ricadute dirette sui prezzi europei e sulla sicurezza energetica dell’Alleanza. La transizione dei produttori del Golfo verso fonti alternative non è una questione puramente climatica, ma un fattore geopolitico che ridisegnerà gli equilibri regionali e le dipendenze energetiche occidentali nei prossimi decenni. Il conflitto Iran-Israele aggiunge incertezza a uno scenario già complesso, rendendo difficile per i pianificatori strategici europei prevedere quale sarà il mix energetico del Golfo nel 2030-2040.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 20 maggio 2026



