Esercito: 50 anni dal terremoto del Friuli

Due giorni di eventi alla caserma “Goi-Pantanali” per ricordare l’impegno corale, totale e decisivo della Difesa.
22 maggio 2026 – In occasione del 50° anniversario del terremoto del Friuli, l’Esercito ha organizzato una cerimonia per commemorare i 32 soldati che persero la vita, e programmato una serie di iniziative per ricordare l’impegno corale, totale e decisivo della Difesa nel corso dell’emergenza.
Presso la Caserma “Goi-Pantanali” di Gemona, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello ha deposto una corona di alloro in ricordo delle vittime insieme al Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Sen. Luca Ciriani, al sindaco di Gemona, Dottor Roberto Revelant, alla presenza di numerose autorità civili e militari locali. L’evento é stato impreziosito dalla presenza della professoressa Paola Del Din, Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nel corso della cerimonia in memoria delle vittime e dei fatti che le popolazioni friulane vissero in quei drammatici giorni di 50 anni fa, si è voluto ricordare lo straordinario contributo offerto dai soldati dell’Esercito intervenuti in soccorso dei terremotati sin dalle prime ore dell’evento.
Nel proprio intervento il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, ha ricordato “Quella notte, l’Esercito intervenne insieme ai Vigili del Fuoco, alle Forze di Polizia e ai Volontari, per soccorrere chi aveva smarrito la quotidianità, gli affetti e persino la speranza nel domani. Una lotta senza tregua contro il tempo e contro l’inesorabile avanzare dell’emergenza.
Cinquant’anni dopo, rileggere quella storia significa riscoprire un filo rosso che attraversa l’intera vicenda dell’Esercito Italiano.
Un filo che ci porta a rispondere “Presente!” quando la Nazione chiama, pronti a dare il massimo per il bene della Patria, fino all’estremo sacrificio, se necessario. Nelle emergenze e nelle calamità, nella protezione e nella sicurezza dei nostri concittadini, nella difesa degli interessi vitali dell’Italia, nella promozione della pace e dei diritti umani nelle missioni internazionali, in ossequio ai valori della nostra Costituzione”.
Al termine delle commemorazioni è stato inaugurato un villaggio espositivo con lo schieramento di mezzi storici dell’epoca del terremoto e di assetti e sistemi moderni, oggi in dotazione all’Esercito, offrendo ai visitatori un percorso che unisce passato e presente dell’impegno militare nelle emergenze. Successivamente è stata aperta al pubblico una mostra fotografica dedicata ai primi giorni dopo il sisma, realizzata in collaborazione con il Comune di Gemona del Friuli. L’esposizione raccoglie immagini d’archivio che documentano l’intervento immediato dei reparti dell’Esercito, la mobilitazione della popolazione e le prime fasi della ricostruzione, restituendo un racconto visivo di grande intensità storica ed emotiva.
Il 6 maggio 1976 un sisma del nono grado della scala Mercalli, con epicentro tra Gemona e Artegna, nelle Prealpi Giulie, devastò un’area di circa 5.500 chilometri quadrati tra le province di Udine e Pordenone. Il bilancio fu di 989 morti, di cui 32 militari e 242 soldati feriti, 40.000 sfollati, 20.000 abitazioni distrutte e quasi 80.000 danneggiate.
L’intervento dell’Esercito fu immediato, di massa e soprattutto spontaneo, infatti, già dopo due ore dall’evento partirono le prime colonne di soccorsi e furono costituiti dei centri direzionali per la gestione delle attività. I militari si prodigarono giorno e notte senza risparmio di energia in interventi di recupero e sgombero feriti, tumulazione di salme, assistenza sanitaria e rifornimento viveri alle popolazioni colpite (distribuiti oltre 70.000 pasti al giorno).
La Forza Armata si trovò a fronteggiare un’emergenza di enormi proporzioni: furono allestite 17.872 tende per oltre 116.000 posti letto. Furono demoliti 2018 edifici pericolanti, effettuati 41 interventi con esplosivo per demolizione grandi manufatti; furono costruiti 118.000 mq. tra piazzali e strade, di 71 km di rete fognaria, 266 km di rete elettrica, 200 km di rete idrica, 110 km di marciapiedi e passaggi pedonali ripristinati 314 km di viabilità ricostruiti 8 ponti e oltre 1.800.000 mc. di macerie e 540 mc. di frane rimossi.
L’intervento coinvolse in totale 14.144 soldati dell’Esercito, furono distribuiti 64 tonnellate di medicinali, 2.616 automezzi, 54 cucine da campo, 60 serbatoi d’acqua, e ben 64 elicotteri che furono utilizzati affinché interi agglomerati urbani, soprattutto dell’alta Carnia, non rimanessero isolati, assicurando il necessario supporto logistico e morale agli sfollati.
Nel suo intervento di soccorso alle popolazioni l’Esercito fu coadiuvato da assetti dell’Aeronautica Militare che assicurò il ponte aereo e della Marina Militare con due ospedali da campo e i rifornimenti via mare. L’impegno della Difesa fu corale e totale.


















