Guardia di Finanza

Frode olearia nel Salento: nove indagati per sofisticazione di olio

La Guardia di Finanza di Casarano ha concluso le indagini su traffici internazionali di oli di scarsa qualità. Sequestrati 90mila chili

Lecce, 5 giugno 2026 — La Guardia di Finanza di Casarano ha concluso le indagini su un’operazione di frode nel settore oleario che ha coinvolto nove indagati di origine pugliese, siciliana e toscana. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce e condotta in collaborazione con l’Ispettorato centrale della repressione frodi (Icqrf) Puglia e Basilicata, ha accertato ipotesi di frode nell’esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, falsità ideologica, falsità nei registri telematici Sian ed emissione di fatturazioni false.

Le indagini, avviate nel giugno 2023 e concluse nel 2024, hanno preso avvio dal rinvenimento presso uno stabilimento oleario salentino di diverse partite di olio extravergine e olio vergine di oliva per complessivi 90mila chilogrammi circa. I campioni, analizzati dal Laboratorio Icqrf di Catania, risultavano irregolari sia per le caratteristiche organolettiche sia per la difformità dei parametri di purezza rispetto alla normativa unionale, poiché sofisticati con oli diversi da quelli di oliva.

Nel corso delle operazioni sono state sequestrate sostanze utilizzate per deodorare oli con difetti organolettici e per aromatizzarli al fine di conferire loro i sentori tipici degli oli extravergini. Le indagini hanno inoltre ricostruito traffici internazionali di circa 300mila chilogrammi di oli extravergini e vergini di oliva di pessima qualità, provenienti da Paesi terzi all’Unione europea, in particolare da Algeria e Albania, con prezzi significativamente inferiori rispetto a quelli nazionali.

Il prodotto era introdotto nel territorio nazionale attraverso società estere ubicate in Spagna, Portogallo, Francia e Albania, mediante l’emissione di fatture ritenute fittizie, per essere poi commercializzato come olio di origine «Ue». Considerando i prezzi elevati del mercato oleario degli ultimi anni, il valore dell’illecito accertato è stimato in circa 3 milioni di euro. L’operazione ha generato concorrenza sleale ai danni dei produttori e commercianti onesti e dei consumatori.

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