Healey si dimette: Londra sceglie di non finanziare la propria revisione della difesa

L’11 giugno 2026 il Segretario di Stato alla Difesa britannico John Healey ha rassegnato le dimissioni, adducendo l’incapacità del governo di garantire le risorse necessarie alla difesa nazionale. Nella lettera indirizzata al Primo Ministro Keir Starmer, Healey ha scritto che il Tesoro si è rifiutato di impegnarsi sui fondi indispensabili in un momento di minacce crescenti, e che il Defence Investment Plan (DIP) in via di pubblicazione «è ben al di sotto di quanto richiesto». Chatham House, che ha raccolto la valutazione del generale Sir Richard Barrons, inquadra le dimissioni come la manifestazione di due distinti fallimenti nella gestione della difesa del paese.
Il primo riguarda la competenza di governo. La Strategic Defence Review (SDR), pubblicata nel giugno 2025, aveva identificato tre conclusioni fondamentali: il contesto internazionale è diventato sensibilmente più pericoloso; le Forze Armate e la società civile britannica non sono in condizione di farvi fronte; è quindi necessaria un’azione urgente. La SDR non si limitava a chiedere di colmare lacune in equipaggiamenti o personale, ma indicava una trasformazione complessiva del modo in cui il paese concepisce, finanzia, organizza ed eroga la difesa.
A un anno dall’approvazione della revisione, il governo ha deciso di non finanziarla integralmente. Secondo il generale Barrons, non si tratta di una semplice stasi: la traiettoria attuale è regressiva. Il DIP, strumento designato ad attuare la SDR, non disporrà delle risorse per rendere la trasformazione effettivamente realizzabile entro i tre-cinque anni che il contesto di sicurezza imporrebbe.
Il secondo fallimento è di natura strategica: la scelta di sottofinanziare la difesa riduce la sicurezza del paese. Gli autori del commento evidenziano che tale decisione indebolisce la posizione del Regno Unito all’interno della NATO, erode la credibilità con gli alleati e aumenta la vulnerabilità del paese alle forme di conflitto del XXI secolo. Alleati e avversari, si nota, osservano entrambi.
Il think tank londinese argomenta che la questione non è di ordine finanziario in senso stretto. Il settore pubblico britannico spende circa 1.300 miliardi di sterline l’anno: reperire risorse aggiuntive per la difesa è, secondo questa lettura, una questione di priorità politica, non di impossibilità oggettiva. Se il governo faticasse a riallocare fondi rapidamente all’interno del bilancio pubblico, dovrebbe considerare anche canali di finanziamento non convenzionali.
Il riferimento all’Ucraina e alle tensioni in Medio Oriente serve a illustrare la premessa di fondo: gli Stati non scelgono se essere coinvolti in un conflitto, e ignorare questa realtà non la modifica. La SDR aveva tracciato un programma decennale per portare il paese in una posizione più solida; il ritmo attuale di finanziamento, secondo il generale Barrons, non consente di raggiungere nemmeno gli obiettivi intermedi. Il rischio, conclude il commento di Chatham House, è che le conseguenze di questa scelta si rivelino catastrofiche.
Il commento di GrNet.it
Circa 1.300 miliardi di sterline di spesa pubblica annua e un governo che dichiara di non trovare i fondi per la propria revisione strategica della difesa: il dato aritmetico rende difficile sostenere che si tratti di un vincolo di bilancio piuttosto che di una scelta politica deliberata. Per le Forze Armate italiane, che operano fianco a fianco con quelle britanniche in diversi contesti NATO, un deterioramento delle capacità di Londra non è una questione astratta: riduce la massa disponibile e può alterare la distribuzione degli oneri operativi all’interno dell’Alleanza. Vale la pena chiedersi se il modello britannico — revisione strategica approvata, poi sottofinanziata — non contenga un avvertimento metodologico anche per i processi di pianificazione in corso in altri paesi europei. La vicenda suggerisce che la distanza tra documento strategico e allocazione di bilancio può essere più ampia di quanto le dichiarazioni ufficiali lascino intendere.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 11 giugno 2026




