Guardia di Finanza

Sequestro di 14 milioni per circonvenzione d’incapace nel tessile bergamasco

Guardia di Finanza e Polizia di Stato smantellano sistema di spoliazione ai danni di imprenditore fragile. Coinvolti commercialista e avvocati

Brescia, 26 maggio 2026 — La Guardia di Finanza di Brescia e la Polizia di Stato di Bergamo hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza per oltre 14 milioni di euro a tutela di un imprenditore del settore tessile bergamasco in condizioni di fragilità. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, hanno rivelato un sistema di spoliazione patrimoniale orchestrato da familiari e professionisti.

L’inchiesta è stata avviata a seguito della denuncia di un familiare della vittima. Secondo le risultanze investigative, gli indagati avrebbero approfittato dello stato di debolezza dell’imprenditore per estrometterlo dalla gestione della sua società e sottrargli il patrimonio. Tra i soggetti coinvolti figurano un commercialista e due avvocati, uno dei quali nominato amministratore di sostegno della vittima.

Le indagini, basate sull’esame della documentazione aziendale, dei conti correnti bancari societari e del carteggio medico-legale, hanno consentito al Pubblico Ministero di emettere un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, convalidato dai Giudici per le Indagini preliminari di Bergamo, Brescia e Busto Arsizio. Il provvedimento ha cautelato quote e asset societari, conti correnti, polizze assicurative e fondi d’investimento nella disponibilità dell’imprenditore. I beni sono stati affidati a un Amministratore Giudiziario per garantire la continuità produttiva e la salvaguardia dei posti di lavoro.

Gli approfondimenti successivi hanno dimostrato che il depauperamento patrimoniale ha riguardato non solo l’impresa, ma anche i risparmi personali della vittima e della consorte. Sarebbero stati sottratti circa 4 milioni di euro di disponibilità finanziarie attraverso bonifici diretti agli indagati, oltre a 9 milioni di euro investiti in titoli di stato attribuiti ai familiari. Per mascherare i fondi, gli indagati avrebbero effettuato ripetute operazioni di compravendita di strumenti finanziari, rendendo difficile la tracciabilità del denaro e configurando il reato di autoriciclaggio.

La Procura di Busto Arsizio ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

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