Francia in cerca di alleati in Africa orientale dopo il fallimento nel Sahel

Secondo un’analisi del Quincy Institute, la Francia sta operando una significativa riorientazione della propria politica africana, abbandonando il Sahel e l’Africa occidentale per puntare sull’Africa orientale, in particolare sul Kenya. Questo cambio di rotta è precipitato dall’ondata di colpi di stato militari che tra il 2020 e gli anni successivi ha interessato Mali, Burkina Faso e Niger, portando al potere leadership ostili alla presenza militare francese e alimentate da sentimenti anti-coloniali. Senegal, Ciad e Costa d’Avorio hanno seguito l’esempio, costringendo Parigi a ritirare le proprie truppe dalla regione.
Il Kenya rappresenta un obiettivo strategico alternativo per la Francia, non essendo una ex colonia francese e godendo di una posizione geopolitica privilegiata. Il paese è già un partner consolidato degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, ospita quattro basi americane e nel maggio 2024 è stato designato da Washington come «major non-NATO ally». La Francia ha colto l’occasione per stringere un accordo di cooperazione difensiva quinquennale (automaticamente rinnovabile per altri cinque anni) con il Kenya, accompagnato dall’arrivo di 800 soldati francesi a Mombasa per esercitazioni congiunte. Il presidente francese Emmanuel Macron ha inoltre invitato il presidente kenyano William Ruto al vertice del G7 in Francia a giugno 2026.
Secondo l’analisi, le motivazioni francesi combinano considerazioni di sicurezza, economiche e di immagine. La Francia intende distanziarsi da una regione segnata dal suo passato coloniale violento e contemporaneamente proteggere i propri interessi nelle catene di approvvigionamento globali e nella sicurezza marittima dell’Oceano Indiano. Le autorità kenyane inquadrano l’accordo come uno strumento per rafforzare le capacità difensive nazionali in ambiti quali la sicurezza marittima, lo scambio di intelligence e la gestione dei disastri.
Tuttavia, l’analisi evidenzia come questo accordo riproduca le medesime asimmetrie di potere che hanno caratterizzato i precedenti accordi francesi in Africa occidentale. L’accordo include clausole che garantiscono ai soldati francesi l’immunità dalla giurisdizione kenyana, una disposizione che ha suscitato preoccupazioni tra i legislatori kenyani. Questi timori sono alimentati da precedenti episodi di violazioni dei diritti umani, come l’omicidio nel 2012 di Agnes Wanjiru, una donna kenyana trovata morta in circostanze sospette dopo essere stata vista con un soldato britannico di stanza a Nanyuki. Il soldato non è mai stato processato nonostante le richieste di estradizione.
L’articolo sottolinea come il presidente Ruto, a differenza dei suoi omologhi dell’Africa occidentale, ha scelto di accogliere le potenze occidentali piuttosto che respingerle, privilegiando accordi bilaterali e transazionali rispetto a una strategia panafricana di contrattazione collettiva. Tuttavia, secondo l’analisi, è probabile che la popolazione kenyana sollevi obiezioni crescenti riguardo all’accordo francese e, più in generale, alla presenza di truppe straniere sul territorio nazionale.
L’analisi del Quincy Institute offre una lettura critica della strategia francese che merita attenzione anche dal punto di vista italiano. La Francia, espulsa dal Sahel, ricerca stabilità in Africa orientale attraverso accordi che replicano dinamiche di controllo indiretto: un modello che l’Occidente nel suo complesso tende a riproporre quando la legittimità politica locale viene meno. Per l’Italia e la NATO, il caso Kenya evidenzia come la proliferazione di basi e accordi bilaterali in Africa orientale—già affollata di presenze americane, britanniche e francesi—rischia di generare competizione tra alleati piuttosto che sinergia. La questione dell’immunità giuridica dei militari stranieri rimane un nodo critico: il precedente della soldato Agnes Wanjiru mostra come l’assenza di accountability possa erodere il consenso locale e compromettere la sostenibilità politica di questi schieramenti.
Fonte: Quincy · Pubblicato il 4 maggio 2026




