Somalia, il mandato che non finisce: la crisi costituzionale di Mogadiscio
«Nessuna data elettorale fissata, nessuna transizione concordata»: con questa premessa il podcast Africa Aware di Chatham House, pubblicato il 12 giugno 2026, affronta la crisi istituzionale che ha investito la Somalia alla scadenza del mandato presidenziale.
Il 15 maggio 2026 avrebbe dovuto segnare la fine del mandato del presidente Hassan Sheikh Mohamud. Invece, nelle settimane precedenti quella data, il Parlamento federale ha approvato a maggioranza una serie di emendamenti costituzionali che il presidente ha poi promulgato. Mohamud sostiene che tali modifiche gli conferiscano un anno aggiuntivo di governo, spostando la scadenza al 15 maggio 2027.
L’opposizione non ha accettato questa interpretazione. Il rifiuto di riconoscere la legittimità degli emendamenti ha prodotto uno stallo politico che, secondo i due esperti ospitati nel podcast — il professor Afyare Abdi Elmi e il ricercatore Aweis Ahmed — rischia di accentuare la frammentazione già strutturale del sistema politico somalo.
Il dibattito si concentra su due piani distinti. Il primo è procedurale: se gli emendamenti siano stati adottati nel rispetto delle norme vigenti o se rappresentino una forzatura della cornice costituzionale. Il secondo è politico: come costruire un percorso di transizione che sia accettabile per le diverse componenti del panorama istituzionale somalo, inclusi i governi degli stati federali, tradizionalmente gelosi della propria autonomia rispetto al governo centrale di Mogadiscio.
Gli ospiti esaminano diversi scenari per uscire dall’impasse. Nessuno di essi appare privo di ostacoli: qualsiasi soluzione richiede un grado di fiducia reciproca tra le parti che al momento non sembra disponibile. La discussione tocca anche la tempistica di eventuali elezioni e il ruolo che attori regionali e internazionali potrebbero svolgere nel facilitare un accordo.
Sullo sfondo rimane la pressione esercitata dalla minaccia di Al-Shabaab, che storicamente ha tratto vantaggio dai momenti di divisione politica interna. Una crisi istituzionale prolungata potrebbe ridurre la coesione delle forze di sicurezza e complicare il già difficile processo di stabilizzazione del paese.
Il podcast fa parte della serie Africa Aware, prodotta dal programma Africa di Chatham House, che riunisce esperti internazionali per analizzare le dinamiche politiche, economiche e sociali del continente africano.
Il commento di GrNet.it
La crisi somala del 2026 richiama, per struttura, le proroghe di mandato che hanno preceduto conflitti interni in altri contesti africani post-coloniali: quando la legittimità costituzionale viene contestata e non esiste un arbitro terzo riconosciuto da tutte le parti, lo stallo tende a risolversi per via di forza piuttosto che per via negoziale. Per l’Italia, che mantiene interessi consolidati nel Corno d’Africa — dalla sicurezza marittima nel Golfo di Aden alle missioni di addestramento delle forze somale — una frammentazione ulteriore del quadro istituzionale di Mogadiscio pone interrogativi concreti sulla tenuta delle controparti locali. Vale la pena chiedersi se gli strumenti diplomatici europei e le missioni in corso siano calibrati per operare in uno scenario in cui l’interlocutore governativo potrebbe perdere ulteriore legittimità interna. L’analisi di Chatham House non fornisce risposte definitive, ma il solo fatto di mettere in fila gli scenari possibili segnala che la finestra per una transizione ordinata si sta restringendo.
Fonte: Chatham House · Pubblicato il 12 giugno 2026



