Bergamo, società acquisita per un euro e svuotata: sequestri per 5,6 milioni

Finanza scopre schema di frode: imprese risanate solo in apparenza, distratti anche 2,2 milioni di finanziamenti pubblici
Bergamo, 24 settembre 2026 – La Guardia di Finanza di Bergamo ha eseguito il sequestro preventivo di beni e disponibilità per oltre 5,6 milioni di euro nei confronti di due cittadini italiani iscritti all’Aire e residenti a Dubai. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Bergamo, riguarda un’indagine su crisi d’impresa, autoriciclaggio e malversazione di erogazioni pubbliche.
Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bergamo ha disposto il sequestro anche nei confronti di due società, la cui gestione è stata sottratta agli indagati per interromperne il controllo e impedire ulteriore dispersione di risorse. Secondo gli accertamenti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, sussisteva un concreto rischio di ulteriori condotte illecite.
Le indagini hanno ricostruito un sistema fraudolento: una delle due società operava come «boutique di consulenza finanziaria» che si proponeva di risanare imprese in difficoltà mediante ristrutturazioni debitorie e iniezioni di liquidità. Le aziende venivano acquisite a prezzi irrisori, talvolta per un euro, attraverso contratti di earn out con promesse di utili futuri ai precedenti proprietari.
Dietro questa prospettiva di rilancio, secondo le indagini, si celava uno schema di svuotamento progressivo: le imprese acquisite venivano private di risorse attraverso fatture false e contratti di servizi privi di giustificazione economica. Circa 1 milione di euro sarebbe stato trasferito dall’impresa in crisi a società riconducibili agli indagati, per poi confluire su conti personali a fronte di prestazioni inesistenti.
Il caso emblematico riguarda una società nel settore della fabbricazione di strutture metalliche, acquisita per un euro nel 2023. L’impresa aveva circa 40 dipendenti e risultati di esercizio positivi. Dopo l’acquisizione, gli indagati avrebbero stipulato due contratti di leasing per altrettante Ferrari modello Roma, con costi complessivi superiori a 170.000 euro, mentre l’azienda procedeva a licenziamenti e subiva scioperi per mancato pagamento degli stipendi.
Nel settembre 2023, il prestanome dell’impresa aveva rassegnato le dimissioni, ma le avrebbe ritirate dopo minacce ricevute dagli indagati, che lo informarono di precedenti esperienze carcerarie e coinvolgimenti in procedimenti legati alla criminalità organizzata. Il bilancio finale dell’impresa ha evidenziato un passivo di quasi 11 milioni di euro contro un attivo di poco più di 800.000 euro.
Le indagini hanno accertato il carattere seriale delle condotte: lo stesso modus operandi sarebbe stato applicato ad altre quattro società, dalle quali sarebbero stati distratti oltre 1,5 milioni di euro. Tra queste figura un’importante realtà industriale con circa 200 dipendenti, il cui controllo è stato affidato a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale.
Per quest’ultima impresa, nel febbraio 2025 gli indagati avrebbero ottenuto finanziamenti per 3,3 milioni di euro, assistiti per il 70% dalla garanzia Sace. Secondo le verifiche, 2,2 milioni di euro sarebbero stati impiegati per finalità estranee a quelle previste, compromettendo gli obiettivi dei finanziamenti.



